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Fistola sacrococcigea, cisti pilonidale o sinus – Diagnosi e cura

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Che cosa è la cisti sacrococcigea o pilonidale? Quando si trasforma in cisti sacrococcigea?

Le cisti pilonidali sono raccolte di bulbi piliferi, circondati da reazione infiammatoria del sottocute, localizzate prevalentemente nel solco intergluteo nella regione sacro-coccigea (cisti sacro-coccigee).
Questa è una condizione congenita a volte silente, ma spesso tale anomalia va incontro a processi infettivi con l’evoluzione verso la formazioni di ascessi che, spontaneamente, si aprono all’esterno mediante un orificio posto sulla cute del solco intergluteo dando origine alla Fistola Pilonidale o Sacro-coggigea.
In alcuni casi la fistola può aprirsi in zone differenti e prossimali del solco intergluteo e della regione perianale.

Quanto è frequente la cisti sacrococcigea? C’è una predisposizione alla cisti sacrococcigea?

La cisti sacrococcigea, o sinus pilonidale, è una patologia frequente.
Gli individui più predisposti a tale patologia sono giovani maschi di razza caucasica, molto pelosi, ma può presentarsi anche nel sesso femminile.

Come si forma la cisti sacrococcigea o sinus pilonidale?

Alcune teorie più recenti fanno risalire la causa della cisti pilonidale alla penetrazione di peli caduti nei pori cutanei delle ghiandole sudoripare e sebacee.
I peli si raccolgono a formare “nidi” nello spessore del tessuto sottocutaneo (sinus pilonidalis) e creano una reazione infiammatoria da corpo estraneo e quindi una cisti.

Quali sono le cause che portano alla formazione dell’ascesso e della fistola sacrococcigea?

Le cause favorenti l’infezione della cisti sacrococcigea o del sinus pilonidale sono: la scarsa igiene personale, i traumatismi locali dovuti allo stile di vita (indumenti attillati o rigidi, particolari condizioni lavorative), l’obesità, la vita sedentaria e l’abbondante sudorazione.
E’ possibile riconoscere tre differenti aspetti della patologia:

  1. La Cistisacrococcigea o pilonidale
    La fase iniziale, costituita da una piccola tumefazione, più o meno dolente, localizzata nel solco tra i glutei.
    Possono essere presenti uno o più ampi orifizi cutanei dai quali possono affiorare ciuffi di peli;
  2. L’ascesso sacrococcigeo o pilonidale
    La fase infiammatoria, favorita dall’infezione della cisti da parte di batteri presenti sulla pelle, che evolve verso la formazione della raccolta di pus.
    La raccolta di pus porta al progressivo aumento di volume della cisti che diventa intensamente dolente e la cute sovrastante diventa rossa e calda.
    L’ascesso può aprirsi spontaneamente o richiedere l’incisione chirurgica. Il pus che fuoriesce è cremoso e maleodorante;
  3. La Fistola sacrococcigea 0 pilonidale,
    La fase cronica, può residuare all’apertura spontanea dell’ascesso o dopo la sua incisione chirurgica.
    È un breve canale che mette in comunicazione la cavità cistica ascessualizzata con l’esterno attraverso uno o più orifizi situati nel solco intergluteo, o nelle zone circostanti, dai quali fuoriesce liquido sieroso o purulento

Quali possono essere le conseguenze della cisti e della fistola sacrococcigea?

L’omissione del trattamento chirurgico soprattutto nella fase cronica fistolizzata, può favorire l’estensione della malattia sia lateralmente verso i glutei, sia verso l’alto o verso il basso fino a coinvolgere tutto il solco intergluteo.
A volte può anche raggiungere l’ano e la zona perianale ed essere erroneamente diagnosticata come fistola anale vera e propria.

Come si esegue la diagnosi di cisti o fistola sacrococcigea?

La diagnosi è semplice e si effettua con la visita chirurgica.
Per stabilire l’estensione della malattia è sufficiente l’esplorazione del tramite con un sottile specillo.
Nei rari casi di cisti non complicata dalla fistolizzazione l’ecografia dei tessuti molli rileverà la malattia nel tessuto sottocutaneo.
In rarissimi casi si può ricorrere anche alla Risonanza Magnetica Nucleare, utile soprattutto nelle recidive dopo ripetuti interventi.

Come si cura la cisti sacrococcigea e la fistola sacrococcigea?

La cisti sacrococcigea e soprattutto la fistola sacrococcigea è una patologia di interesse chirurgico e la loro cura prevede pertanto un intervento chirurgico.

Sono descritti due tecniche di intervento chirurgico per la risoluzione della malattia: a cielo aperto e a cielo chiuso:

  1. La tecnica aperta prevede l’apertura della fistola e l’asportazione della cute e del tessuto sottocutaneo comprendenti il tessuto pilonidale e tutti gli orifizi cutanei ivi presenti.
    Alla fine dell’intervento non si appongono punti di sutura a chiudere la cute e la guarigione avviene per seconda intenzione con formazione di tessuto di granulazione che va a colmare completamente la ferita nel giro di 30-40 giorni.
    Questa tecnica, se attuata correttamente, non dovrebbe dar luogo a recidive se non nel 2-3% dei casi;
  2. La tecnica chiusa consiste sempre nell’asportazione del tessuto comprendente la malattia e nella sutura immediata della ferita.
    La guarigione avviene più rapidamente (in media due settimane).
    In alcuni casi può verificarsi la deiscenza con riapertura della ferita e in tal caso la guarigione avverrà per seconda intenzione.
    In letteratura il rischio di recidiva è descritto più elevato in caso di suppurazione in atto e quando la malattia è molto estesa e recidiva (11-28,5%).

Entrambe le tecniche possono essere condotte con la metodica mini invasiva.
In questo caso si esegue l’asportazione della fistola “step to step”, asportando esclusivamente il tramite fistoloso fino alla sua origine, cioè la cisti.
Per eseguire questo tipo di intervento si può utilizzare una strumentazione semplice o il laser con l’ausilio o meno del fistuloscopio (FILAC, VAAFT).
Il courettage e la marsupializzazione fanno parte della storia del trattamento chirurgico della malattia.


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