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Il prurito anale

Proctologo cura della stipsi e delle emorroidi

Il prurito anale è un sintomo comune e spesso invalidante definito come quell’insieme di sensazioni che inducono un bisogno irrefrenabile di grattarsi.
Ha una maggiore incidenza nell’uomo rispetto alla donna ed è prevalente tra la seconda e la terza decade di vita, e spesso è una complicazione che peggiora notevolmente la qualità della stessa.
Il prurito anale è un sintomo intermittente di media entità che può avere esacerbazioni importanti, intense ed invalidanti e comunemente i pazienti che ne soffrono vanno incontro a periodi di remissioni e recidive.
Se vuoi scoprire tutto sul prurito anale, da cosa è causato e come si può trattare, continua a leggere questa pagina.

Cos'è

Si definicsce come 'prurito anale' quell'esigenza, spesso insopprimibile e incontenibile, a grattarsi l'ano, o comunque la zona perianale.
La sensazione pruriginosa è spesso accompagnata da pizzichii anche molto intensi, e sensazione di calore quando non bruciore.

Le cause

Spesso il prurito anale si associa a dermatosi perianale secondaria a lesioni da grattamento, e questa risulta, statisticamente, una delle cause più comuni che innescano il bisogno di grattarsi.
Generalmente, il prurito anale può essere classificato in due gruppi:

  1. Al primo gruppo appartiene il prurito anale secondario a cause organiche specifiche;
  2. Al secondo gruppo identifichiamo il prurito anale idiopatico

Il prurito anale secondario riconosce diverse cause, il trattamento delle quali determina l’abolizione del sintomo.

Nel 20% dei pazienti con prurito anale si osservano dermatiti perianali, spesso a loro volta secondarie a ragadi o altre patologie che sono all’origine di un prurito intenso ed invalidante.
Spesso i pazienti presentano reazioni cutanee di ipersensibilità o dermatiti da contatto determinate dall’uso cronico di farmaci topici come unguenti, pomate e soluzioni a base di miscellanee di antibiotici, di steroidi, di anestetici ed antistaminici, sovente applicate per la cura di emorroidi, di ragadi o del prurito stesso.
Le dermatiti possono essere anche secondarie al contatto con tessuti sintetici, di nyloncolorati, con il detersivo usato per il loro lavaggio o con i saponi per l’igiene intima.
Anche i profilattici utilizzati per i rapporti anali possono causare dermatiti da contatto.
Fattori favorenti l’instaurarsi di una dermatite da contatto sono il sudore, gli eccessivi e ripetuti lavaggi e la carta igienica.

Raramente alcune patologie dermatologiche primitive possono avere una localizzazione ano-perianale ed essere causa di prurito.
Queste patologie sono la psoriasi, il lichen piano, il lichen simplexl’eczema e la leucoplachia.
La cute della regione perianale ha una particolare resistenza verso l’aggressione patogena di microrganismi infettivi.
Questo meccanismo potrebbe essere deficitario in pazienti con Prurito Anale ed infatti in questi la flora batterica rimane costantemente a livelli elevati rispetto ai soggetti senza il sintomo.
Tra le infezioni batteriche che causano il prurito anale è indicata l’eritema perianale causato dal corynebacterium minutissimum.
Tale affezione si presenta con l’aspetto di chiazze rosse rilevate, presenti anche alle ascelle ed alle pieghe inguinali.
Altre infezioni batteriche specifiche sono rappresentate dalla sifilide anale (Treponema pallidum), causa di lesioni dolorose che si possono accompagnare al prurito anale, dalla gonorrea retto-anale (Neisseria gonorrea), dalla tubercolosi anale (Bacillo di Koch) di più frequente riscontro nelle popolazioni emigrate dai paesi poveri, nei soggetti diabetici ed in pazienti sottoposti a terapia immunosoppressiva.
Il prurito anale può essere causato inoltre dall’impetigine, dalla foruncolosi o carbonchio da stafilococco e da Pseudomonas, dal Trichomonas per contaminazione dalla regione vulvare.
Episodi di prurito anale possono essere causati anche da miceti.
La Candida albicans ad esempioè il più frequente fungo responsabile di infezione della regione anale.
La Candidosi perianale ha un’alta incidenza nei soggetti sottoposti a terapia steroidea ed antibiotica protratta nel tempo.
La Candida albicans è un fungo saprofita della cute, ma nei soggetti immunodepressi (a seguito di terapia steroidea, antiblastica, immunosoppressiva) o in pazienti diabetici o con lesioni ginecologiche o con HIV può colonizzare la cute che diventa fortemente iperemica, macerata con la comparsa di placche biancastre.
Alla comparsa delle lesioni si sviluppa contestualmente il prurito anale.

Tra le lesioni virali causa del orurito anale i condilomi acuminati sono quelli di più frequente riscontro.
I condilomi possono interessare sia l’ano che gli organi genitali e sono trasmessi per contatto diretto; sono le sostanze irritanti secrete dai papillomi a causare il Prurito Anale.
Le altre lesioni virali sono rappresentate dall’Herpes simplex genitale e dal mollusco contagioso.

Le parassitosi intestinali, soprattutto quelle da Enterobius vermicularis, possono essere la causa del prurito analein età pediatrica.
In questi casi la parassitosi può essere presente in più membri della stessa famiglia manifestando il pruritoanche negli adulti, soprattutto durante la notte.
Generalmente i vermi infestano l’intestino e le femmine feconde fuoriescono dall’ano depositando le uova sulla cute perianale.
In questi casi la diagnosi di ossiurosi è data dall’esame parassitologico fecale o anche con lo scotch test della zona anale e perianale (eseguito al mattino prima di lavarsi o defecare) che dimostra la presenza delle uova.
Il prurito anale può essere causato anche da altre parassitosi quali la pediculosi e la scabbia.

L’emissione ripetuta di feci liquide può comportare una difficile pulizia della zona anale con conseguente insorgenza di prurito.
Per tale motivo i pazienti con malattie infiammatorie croniche, soprattutto se associate ad altre patologie anali (ragadimarische, emorroidi) possono presentare il prurito anale, persistente anche dopo interventi di proctolectomia con pauch restaurativa a causa della frequente emissione di feci liquide ileali.

L’uso cronico di medicamenti topici a base di anestetici localiantistaminicicortisonici ed antibiotici, spesso indicati per la terapia dei alcune patologie anali possono provocare il prurito.
Tra le cause iatrogene sono da annoverare gli interventi chirurgici proctologici (per ragadifistole ed emorroidi) a seguito dei quali si assiste a modeste perdite liquide (soiling) che a loro volta rendono difficile una continua e perfetta detersione della cute perianale e quindi l’insorgenza del prurito anale.
La somministrazione di olio minerale per la cura della stipsi può essere causa di prurito anale allor quando l’abuso di tale sostanza ne favorisce lo scolo dal canale analecon imbrattamento continuo.

Il diabete mellito è spesso causa del prurito, soprattutto quando non è stato diagnosticato o non ben compensato anche a causa della frequente associazione con la candidosi anale.
Nei pazienti con anemie ipocroniche, la cute perianale si presenta seccapallida ed atrofica con conseguente insorgenza del prurito anale.
Questo meccanismo si instaura anche nei pazienti nefropatia cronica in trattamento dialitico.
In questi soggetti il prurito può insorgere anche a causa degli squilibri idroelettrolitici, dell’uremia e dei farmaci utilizzati.

Le epatopatie croniche ed in particolare la cirrosi epatica con ipertensione portale può provocare il prurito anale, determinato oltre che dagli squilibri metabolici anche dalla consensuale insorgenza di varici del margine anale o di patologia emorroidaria secondaria.

Anche la carenza di igiene o l’eccessivo lavaggio, con saponi o altri detergenti, possono causare il prurito.
Nei soggetti obesi o nelle persone con un ano imbutiforme, posto molto profondamente tra i glutei, è possibile che il sudore e una più difficile pulizia inducono l'insorgenza del prurito anale.
In alcuni soggetti l’alimentazione scorretta porta alla formazione di feci alcaline che possono provocare una irritazione della cute perianale con insorgenza di prurito anale.
Negli omosessuali possono instaurarsi molte infezioni virali, batteriche e micotiche (soprattutto in quelli con AIDS conclamata) che danno origine al prurito anale.
Questa condizione definita “Gaybowel syndrome” prevede l’insorgenza di infezioni da Herpex simplexmollusco contagioso,clamidiacandidiasilinfogranuloma venereosighellosicampilobattericriptosporidiumamebiasigiardiasiossiurosisalmonellositubercolosiscabbiagonorreacondilomi acuminatistronghiloidosi.
traumi diretti, le proctiti, la neuropatia sfinteriale e le patologie anali rendono i soggetti omosessuali più predisposti all'insorgenza del prurito anale.

Esistono infine forme di prurito anale che non riconoscono alcuna causa e quindi definito idiopatico.
Il prurito anale idiopatico si manifesta in maniera intermittente ed è favorito da particolari condizioni psichiche.
Comunque non è stato mai dimostrato con certezza che gli stress emotivi evochino l’insorgenza di prurito in assenza di fattori predisponenti quali ad esempio una irritazione locale.
Molti autori hanno cercato di dare una motivazione al prurito anale idiopatico: Shafik ha rilevato una elevata percentuale di cellule epiteliali che residuano dal seno ano-retale nei soggetti con prurito idiopatico.
La presenza di questi residui epiteliali darebbe origine ad una azione antigenica con conseguente edema e aggregazione linfocitaria e per tale motivo l’uso topico di corticosieroidi, diminuendo la reazione antigenica, determina un temporaneo benessere, mentre la scleroterapia o la radioterapia distruggendo il residuo epiteliale favorirebbero una risoluzione definitiva del sintomo.
Keighley ed altri autori hanno invece dimostrato un eccessivo rilasciamento dello sfintere anale interno, con una alterazione del riflesso inibitorio anale, nei pazienti con prurito anale rispetto a soggetti senza sintomo.
Questi dati confermerebbero quelli di Haynes e Read che dimostrarono come nei soggetti con prurito sottoposti al test di infusione salina avevano lievi perdite liquide ad infusioni minori rispetto ai soggetti di controllo senza sintomo.

La sintomatologia

La sintomatologia del prurito anale coincide con la sua stessa definizione: è l'impellente ed insopprimibile esigenza di grattarsi ano e zona perianale.
Non di rado, al prurito è associato bruciore e fastidio generalizzato, spesso accompagnato da pizzichii sporadici.

La diagnosi

L’inquadramento eziologico del prurito anale richiede una perfetta condotta clinica, di fondamentale importanza.
La raccolta accurata dell’anamnesi deve ricercare la presenza di malattie predisponenti pregresse, croniche o attuali che elencano patologie dismetaboliche, dermatologiche, proctologiche, ginecologiche, gastroenterologiche, psichiatriche e neurologiche, nonché nefrologiche e neoplastiche.
Devono essere valutate le abitudini alimentariigieniche e sessuali.
Dovrebbero essere precisati il tipo di biancheria intima indossata, di carta igienica e di sapone utilizzati per l’igiene intima.
Particolare attenzione dovrebbe essere posta ad eventuali terapie farmacologiche assunte per via generale o ad uso topico.
Devono essere valutati accuratamente i sintomi correlati a patologie anorettali come il dolore, l’ematochezia, le lievi perdite di muco o liquide, lo stato dell’alvo.
Disamina particolare deve essere fatta sulla durata del prurito anale, sulla sua gravità ed evoluzione.

L’esame obiettivo generale deve prevedere anche una valutazione dermatologica, ricercando lesioni generalizzate o locali come quelle erpetichemicotiche, da scabbia o pediculosi, e deve eventualmente essere condotto anche un esame ginecologico.
L’esame proctologico prevede l’ispezione della regione perianale, l’esplorazione rettale, l’ano-rettoscopia.
L’ispezione della cute deve valutare la presenza di arrossamentiinfiammazionilesioni da grattamentoulcerazionicheratosi.
Devono essere rilevate le eventuali patologie anali, la presenza di una beanza anale o condizione di  “ano umido”.
L’ano-rettoscopia, da praticarsi preferibilmente con il Videoproctoscopio Digitale, deve essere eseguita per escludere altre patologie ano-rettali.
Al paziente dovranno essere prescritti gli esami di laboratorio quali l’emocromo con formula, la glicemia a digiuno e post-prandiale, la VES, l’esame batteriologico delle feci e la coprocoltura per la ricerca di batteri patogeni, miceti e parassiti; potrebbero essere indicati anche gli esami sierologici per la sifilide e l’HIV.
In particolari casi è necessario eseguire prelievi bioptici o eseguire degli strisci della cute della regione anale.
Lo studio potrebbe essere completato con una colonscopia con mappaggio bioptico per svelare la presenza di una malattia infiammatoria cronica e con la manometria ano-rettale per evidenziare eventuali difetti della continenza.

La terapia

L’indicazione terapeutica del prurito anale dipende dalla conoscenza della causa scatenante, dalla gravità e dalle caratteristiche del sintomo.
In tutte le forme di prurito anale e soprattutto in quella idiopatica, una particolare attenzione merita l’igiene locale.
Bisogna consigliare al paziente di non lavarsi ripetutamente e di mantenere più asciutta possibile la zona.
Per la pulizia deve essere usata dell’acqua tiepida senza aggiunta di saponi o altre sostanze medicamentose, bisogna evitare l’uso della carta igienica comune, sostituendola con l’acqua o carta estremamente morbida.
La cute va asciugata senza strofinamenti, tamponandola con panni morbidi di cotone o usando l’asciugacapelli.
È consigliato l’uso di indumenti intimi di puro cotone non aderenti, evitando la lana, il nylon ed altre fibre sintetiche.
Il paziente va educato a non grattarsi e se il prurito diventa insopportabile sono permessi al massimo dei pizzichi della zona attraverso gli indumenti.
Devono essere vietati l’uso di talco profumato o di altre sostanze senza una stretta prescrizione medica, sospendendo l’applicazione di oli e unguenti e creme medicamentosi usualmente applicati.
Contemporaneamente bisogna correggere l’alvo, consigliando l’uso di fibre, evitando gli alimenti acidificanti, l’uso di purganti e di oli minerali.
Dopo avere attuato le norme igieniche e comportamentali potrebbe essere utile, qualora il sintomo persistesse, attuare una terapia sintomatica consigliando l’applicazione di pomate cortisoniche (idrocortisone).
Nei casi gravi di prurito soprattutto notturno può essere necessaria la somministrazione di sedativi per consentire il sonno.

I pazienti con gravi dermatiti con sovrapposizione batterica devono essere sottoposti, in fase acuta, a lavaggi con permanganato di potassio ed alla applicazione di una soluzione di eosina al 2%.
Utile potrebbe risultare l’applicazione di soluzioni a base di propoli e la protezione della cute con garze a base di ossido di zinco.
I lavaggi devono essere ridotti nella fase subacuta e desquamativa, mantenendo comunque l’applicazione di garze protettive e lenitive.
In casi eccezionalmente resistenti è possibile somministrare corticosieroidi per via generale per brevi intervalli di tempo.
La terapia del prurito anale secondario a parassitosi intestinale, a micosi, a candidosi, a pediculosi, a scabbia prevede l’attuazione di una terapia specifica a curare la patologia infettiva primitiva.
Quando il prurito anale è sintomo associato a patologie anali specifiche quali fistole, ragadi, prolasso mucoso, emorroidi, condilomi acuminati diventa necessario il trattamento di queste patologie.

Il prurito anale secondario ad ipotonia sfinteriale, con incontinenza più o meno grave, può essere utile la rieducazione funzionale degli sfinteri anali.
Idonee terapie vanno prescritte in caso di diarrea: in questi casi è utile l’uso della loperamide, di antibiotici, di prebiotici, di probiotici, di compattanti fecali e di una dieta adeguata.
Se la diarrea è secondaria a patologie infiammatorie croniche è necessario impostare una adeguata terapia farmacologica al fine di superare la fase acuta che caratterizza tali affezioni.
Per il prurito anale idiopatico sono stati proposti diversi trattamenti la maggior parte basati nell’iniezione locale di diverse sostanze.
L’iniezione di anestetici locali ha un effetto incompleto e transitorio, mentre l’utilizzo di iniezioni intradermiche di alcool ha lo scopo di produrre una distruzione temporanea delle terminazioni nervose.
L’infiltrazione alcolica è estremamente irritante e dolorosa e spesso prevede l’anestesia generale, inoltre vi è pericolo di necrosi locali o di infezioni.

Alcuni autori propongono l’infiltrazione della cute perianale con blu di metilene all’1%, mentre altri indicano la fototerapia all’ultravioletto nella banda della luce solare.
In alcuni casi di prurito anale idiopatico è necessario correggere i disturbi neurovegetativi correlati, somministrando ansiolitici e tranquillanti e sono stati proposti anche trattamenti psicoterapici ed ipnotici.

È stata proposta anche una terapia chirurgica del prurito anale idiopatico che prevede la devernazione della cute perianale, mediante incisioni profonde o l’escissione della cute anale o perianale.
Risultati discordanti si sono avuti con la radioterapia che alcuni autori propongono con risoluzione totale e permanente, mentre in altre casistiche la riduzione del sintomo è stata solo temporanea.

Generalmente viene concordato che la perdita di liquido può essere un fattore predisponente nella insorgenza del prurito anale.
Questa perdita di liquido può essere anche determinata da patologie anali che condurrebbero ad una eccessiva produzione di muco e ad un difetto di chiusura dell’apparato sfinterico.

Secondo Smith e colleghi il prurito anale è conseguente ad una lesione del tronco nervoso e a disturbi metabolici che causerebbero edema ed ischemia delle terminazioni nervose.
Per questa causa, gli autori distinguono due tipi di prurito anale:

  1. Il primo tipo è un  prurito di tipo fisiologico, che insorge a seguito di stimoli quotidiani caratterizzato da una sensazione localizzata, di breve durata;
  2. Il secondo tipo è un prurito morboso, evocato da stimoli patologici di grave intensità che compromette enormemente la qualità di vita.
    È un prurito secondario, a localizzazione imprecisata, con notevole fastidio o stato doloroso.
    Questo tipo di prurito è grave ed intrattabile

Lo specialista

Il medico specialista che può diagnosticare e curare il prurito anale è il chirurgo colon-proctologo: un professionista specializzato nell'ultimo tratto dell'apparato gastrodigerente, ossia il colon, il retto e l'ano.
Il medico colon-proctologo dispone nel suo studio di tutti i macchinari adatti per eseguire ogni genere di esame utile ad appurare la presenza di svariate patologie ano-rettali, come ad esempio il Videoproctoscopio Digitale e l'ecografo endoanale con sonda rotante a 360°.
Il chirurgo colon-proctologo, grazie alla grande esperienza specifica sull'intestino crasso e l'ano, può operare con efficacia e competenza, prescrivendo terapie farmacologiche ed operando in prima persona per mezzo della chirurgia quando questa è invece richiesta come soluzione suggerita o obbligata.

Informazioni che non sapevi!

L'articolo che stai leggendo tratta di materie mediche e sanitarie.
Le informazioni in esso contenute sono state scritte da medici professionisti, ma non possono e non devono in alcun modo sostituire una visita medica specialistica.
Se ritieni di sperimentare la sintomatologia della patologia descritta in quest'articolo, non iniziare autonomamente terapie, ma parlane subito con il tuo medico di fiducia.
Non impressionarti, non spaventarti ma altresì non sottovalutare nessun sintomo: rivolgiti sempre ad un medico.

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Il Dott. Attilio Nicastro è un chirurgo Colon Proctologo da anni specializzato nella diagnosi, nel trattamento e nella cura delle patologie che affliggono il colon, il retto e l'ano.
In oltre trent'anni di professione, ha ideato e sviluppato nuovi protocolli per la terapia riabilitativa della stipsi cronica, nonché di tutte le patologie che interessano la delicata zona del pavimento pelvico.
Il suo interesse chirurgico primario è, da sempre, orientato verso la bassa invasività e il rispetto dei tessuti del retto e del canale anale, affinché il paziente sperimenti un decorso post-operatorio privo di dolore.
Il suo costante miglioramento della tecnica di emorroidectomia escissionale (l'antica Milligan-Morgan), gli ha permesso di perfezionarla a tal punto da permettere un decorso a basso o nullo dolore, garantendo quindi un'emorroidectomia risolutiva, serena e non traumatica per il paziente.
Nel 2008, con la sua equipe, il Dott. Nicastro ha sviluppato il primo Videoproctoscopio Digitale: un macchinario diagnostico non invasivo per l'esplorazione a video del retto e dell'ano, che ha cambiato il classico approccio della proctoscopia basato sull'uso del rettoscopio.
Il Dott. Attilio Nicastro è primario del Dipartimento di Colonproctologia dell'European Hospital di Roma ed opera, in convenzione col Servizio Sanitario Nazionale, come chirurgo esterno presso il Marrelli Hospital di Crotone.
Riceve nei suoi studi di Roma, Milano, Lecce, Latina e Amantea (CS).
Per maggiori informazioni su tutte le attività di studio e ricerca del dottor Attilio Nicastro, puoi visionare il suo sito web attilionicastro.it oppure collegarti alla sua pagina personale Facebook seguendo questo indirizzo.
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