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LIBROimgIl concetto dell’ano come organo intelligente è senza dubbio temerario; forse non esprime neanche originalità (sono sicuro che qualcun altro lo abbia già espresso o scritto), ma si basa su alcune basi fondamentali. La prima è correlata all’Io del Medico. Mi spiego. Nel nostro paese la professione medica è caratterizzata dalla diversificazione in branche specialistiche che si occupano settorialmente dei diversi organi ed apparati. Ad esempio le malattie del fegato sono curate dall’epatologo, quelle dei polmoni dallo pneumologo, quelle del cuore dal cardiologo, quelle del cervello e dei nervi dal neurologo e così via. E quelle dell’ano? Per evitare un facile sillogismo che poteva generare un’altrettanta ilarità, è stata creata la figura del proctologo. Ma mentre tutti gli altri possono vantarsi di aver seguito adeguati corsi di specializzazione nelle università nazionali, il proctologo questo non lo può fare. Allora come nasce questa figura specialistica? La maggior parte di noi ha una diversa specializzazione, principalmente chirurgica, poi ha dedicato la sua attenzione alle malattie dell’ultimo tratto dell’apparato digerente. Adesso, andare ad analizzare i motivi per cui un Medico, più o meno giovane, specialista chirurgo, magari pure intraprendente e studioso, concentra il proprio interesse sulle malattie dell’ano significherebbe entrare in un complesso, quanto intricato, percorso che richiederebbe litri di inchiostro e comunque porterebbe lontano da quanto si possa facilmente immaginare.

La verità provata è che le malattie anali semplicemente esistono, come quelle dell’orecchio, del naso, della bocca (riferendoci ad altri orifizi), del cuore e del polmone ed in quanto tali vanno curate. L’assurdo è che mentre esistono corsi di specializzazione per tutti gli altri organi, che possono vantarsi di avere schiere di Medici specialisti pronti alla loro cura, l’ano è orfano di tutto ciò. Inoltre, mentre tutti gli altri specialisti possono sicuramente vantarsi della nobiltà e dell’alta specificità degli organi da loro curati, il timido, cosiddetto Proctologo, già rilegato in un angolo, senza una parte ma certamente con l’arte, non ha potuto fare a meno di appellarsi al proprio Io medico e definire l’oggetto delle sue attenzioni almeno “intelligente”.

Abbandonando, volontariamente, disquisizioni e teorie volte alla consacrazione dell’ano quale organo “nobile”, lasciandoti il giudizio finale, è doveroso da parte mia avallare l’affermazione che l’ano è un organo “intelligente”, intendendo come intelligenza la capacità di adattamento alle differenti situazioni, al fine di trarne i dovuti vantaggi.

La massima espressione funzionale dell’ano si manifesta nel controllo del meccanismo fisiologico che ogni individuo spera di espletare quotidianamente e con soddisfazione, appunto la defecazione. Affermare che il canale anale è solo un condotto di passaggio delle feci è semplice ma altrettanto sbagliato in quanto è proprio l’ano che coordina tutto il complesso meccanismo che porta a tale fenomeno.

Si ritorna alla domanda iniziale: come avviene la defecazione?

Dopo averti lungamente tediato con descrizioni anatomiche complesse, giungiamo all’atto finale. Atto finale, complesso e semplice, che coinvolge un’altra significativa funzione, la continenza.

Per carità, non voglio complicarti la lettura, ma è essenziale puntualizzare anche questo concetto. Defecazione e continenza sono due funzioni fisiologiche intimamente correlate in quanto il controllo della prima determina la manifestazione della seconda.

Per meglio spiegarmi: se durante la giornata avvertissi uno stimolo a defecare in mezzo alla gente, a passeggio, in quel preciso momento si è innescato il meccanismo della defecazione che , se fosse portato a compimento, sarebbe un evento alquanto disdicevole; ebbene, proprio per la condizione ambientale, in quel preciso momento, l’ano interagendo con l’organo pensante, innesca il secondo meccanismo, quello della continenza, impedendo la fuoriuscita del contenuto rettale che altrimenti si depositerebbe, irrimediabilmente, sugli indumenti intimi ed altro. Il tutto avviene nell’ordine dell’attimo e se lo stimolo diventa imperioso, è sempre l’ano che rispondendo alla nostra volontà impedisce l’avverarsi della vergogna.

Tutto questo avviene perché l’ano è un organo intelligente.

Quando, dopo il lungo viaggio, le feci giungono nel retto, questo serbatoio si riempie. L’evento avviene fisiologicamente allorquando nello stomaco giungono quantità di cibo tali da innescare il cosiddetto rflesso gastro-colico. Essendo un riflesso non risponde alla nostra volontà ma  a meccanismi neuro-vegetativi, più o meno complicati, con l’intento di liberare spazio nel tubo digerente al fine di favorire la digestione, l’assimilazione, la trasformazione ed infine l’eliminazione del nuovo arrivato. Il riflesso è anche attivato al risveglio quando, dopo un lungo periodo di digiuno, lo stomaco è pronto a riempirsi con un semplice caffè o con altre sostanze, dopo il pranzo e dopo la cena.

Quindi il retto riceve le feci almeno tre volte al giorno ed è capace, volta per volta, di dilatarsi, adattandosi, per accogliere altro materiale di scarto fino a quando non è scatenato lo stimolo ad evacuare.

A questo punto massima attenazione! Il retto man mano si dilata, si gonfia e, finalmente, urta con le sue pareti contro i muscoli del pavimento pelvico e soprattutto contro gli elevatori dell’ano. In questo muscolo sono localizzati dei piccoli “interruttori”, delle piccolissime “spie”, dei piccoli recettori di segnale che sono attivati quando il retto entra in contatto con il muscolo. Dai recettori parte il segnale, che viaggia lungo il nervo pudendo, a ritroso, verso la colonna vertebrale, giungendo all’origine del nervo, fin dentro il midollo spinale. Giunto a questo livello, istantaneamente, il segnale si sdoppia; un segnale viaggia lungo il midollo spinale e giunge al cervello che riceve il primo messaggio: il retto è pieno. Coerentemente alla sua personalità, il cervello “vuole sapere” di cosa il retto è pieno e per questo, in periferia, proprio a livello sacrale, lo sdoppiamento del segnale permette l’attivazione di un’altra via nervosa, che si re-immette lungo il pudendo fino all’ano, giungendo agli sfinteri. Sempre nello stesso istante, nell’ordine inferiore al microsecondo, lo sfintere anale interno si rilascia, allargando in alto il canale retto-anale (riflesso inibitorio retto-anale), mentre lo sfintere esterno si contrae, chiudendo l’esterno dell’ano (riflesso eccitatorio retto-anale). Tutto questo succede per necessità. In questo istante le feci giungono a contatto con la zona sensibile (direi intelligente) dell’ano, altamente specializzata, ricca di ogni prorprietà necessarie a discriminare la qualità del contenuto rettale, comunicarla al cervello e, contemporaneamente, garantire che tale sostanza non giunga a contatto con le mutande, slip ed altri fantasiosi indumenti. In questo microsecondo tutti noio, grazie all’ano, sappiamo perfettamente che il nostro retto è pieno, che il suo contenuto è di feci solide o liquide o gassose e che non è stato depositato ancora nei nostri rivestimenti esterni. In base a queste precise indicazioni il nostro organo pensante è in grado di elaborare tutti i segnali, sempre istantaneamente, decidere se siamo nelle condizioni ambientali, temporali e sociali per evacuare o ritardare questo evento in un tempo ed in un ambiente socialmente utile.

A questo fine l’ano riveste un ruolo fondamentale, non credi?

Ebbene, immagina di trovarti alla guida della tua auto, su una bellissima strada che attraversa un paesaggio meraviglioso, che ispira ad ascoltare una buona musica ed una guida allegra ma prudente, soprattutto dopo aver mangiato in quell’ottima trattoria, trovata per caso. Il sole mette allegria e spensieratezza, ma ad un certo punto ano, pudendo ed altro, ti fanno capire che il retto è pieno! Ma di cosa? Se il segnale è giusto e ti comunica: è gas! Sei solitariamente alla guida della tua decappottabile, è ovvio avvii il sano svuotamento! Ma prova ad immaginare se il segnale fosse sbagliato, ovvero ti comunica gas invece è diarrea! Povera la tua decappottabile, sarà costretta ad un lungo viaggio, rossa di vergogna.

Questa immagine bucolico-pubblicitaria della campagna umbro-tosco-emiliana, può essere sostituita da situazioni più attinenti alla vita reale. Mi riferisco ad esempio agli atti della vita quotidiana, dei comuni mortali: mentre sei in paralisi nel traffico cittadino, mentre stai camminando per strada, mentre stai a letto, dopo, mentre l’altra persona si è assentata giusto quell’attimo per andare in bagno (a far che?), mentre stai al cinema, in protezione del buio e della folla! Lo faccio tanto chi può dire chi è stato? Al buio, con tutta questa gente, al massimo può far orientare la provenienza della scia flatulente, ma è difficile essere precisi, con i movimenti dell’aria condizionata, tutta la fila occupata; possono essere stati anche quei signori anziani davanti alla mia fila, per loro è naturale che scappi qualcosa. Lo faccio, lo faccio, lo faccio. Ma il segnale è sbagliato! Il film finisce e si accendono le luci.

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