Menu

IMG_0314Ho avuto modo di conoscere Gregorio Di Paola.  Questo nome, letto sull’agenda degli appuntamenti di quel giorno non mi suggeriva niente; la Segretaria mi riferiva sarebbe stata la prima volta che visitavo il Signor Di Paola e che era il primo paziente della giornata.  Sono convinto che anche a tutti voi che state leggendo, il nome Gregorio Di Paola non suggerisce niente di importante. Non è un politico, né uno dello spettacolo e nemmeno un calciatore (ho cercato di suggerire le categorie più importanti dell’Italia moderna); ma Gregorio Di Paola ha una cosa in comune a molti: è portatore di una colostomia. Niente di speciale, un paziente unico come tutti gli altri, che avrà problemi legati alla dieta, all’irrigazione o qualcosa di altro. Davanti a me invece si è presentato un giovanotto di 73 anni, pieno di vitalità, con degli occhi incredibilmente pieni di curiosità e sincerità verso la vita. Alle prime battute, mi ha ricordato che avevamo avuto un primo contatto telefonico qualche tempo prima e che veniva dalla Sicilia (terra incredibilmente bella). Dalle prime parole, avevo avuto la sensazione che c’era qualcosa di diverso nella storia di quest’uomo, dal suo vissuto alla sua malattia. Invece mi sbagliavo, erano semplicemente le sue parole a rendere diverso il tutto. Una storia di vita come quella di tanti siciliani; prima gli studi fino alla maturità liceale (fonte di riscatto sociale per le classi operaie), poi l’arruolamento come sottufficiale nell’Arma dei Carabinieri con la conseguente emigrazione dalla sua Terra.

La prima disavventura di salute lo porta alle dimissioni dall’Arma. Sempre da emigrato, ma con la sua “sicilitudine” addosso, cambia vita e in breve copre ruoli dirigenziali nella promozione commerciale di grandi aziende. Ebbene, quanti di voi possono raccontare gli stessi sacrifici e l’impegno che hanno costruito e stravolto la loro vita nel dopo guerra.

Storie più o meno simili, forse alcune più fortunate, altre sfortunate, ma tutte raccontano come erano belli e duri quegli anni. Nel pieno del suo successo professionale Gregorio non riesce a resistere al richiamo che tutti noi conosciamo; ritorna nella sua Sicilia, sicuro di arricchire con la sua esperienza molte delle potenzialità produttive della regione; ma il lavoro non va e Gregorio comincia a viaggiare, lasciando la sua famiglia a Catania. Ma ecco l’imprevisto, “la Malattia”, il tumore del retto, il male che ti assale e ti ferisce nella tua integrità fisica e psicologica; Gregorio a poco più di quaranta anni e si ritrova pensionato per causa civile.

Ma è a questo punto che la storia di Gregorio Di Paola diventa “importante”, è a questo punto che il suo racconto diventa ancora più passionale ed io lo lascio raccontare, guardando i suoi occhi vivaci e sinceri, che tradivano il vero spirito di Gregorio: il coraggio di vincere.

E lui non si ferma, decide di vincere ancora e il tumore del retto è sconfitto.  Raccontata in questo modo sembra una storia eroica, ma non lo è; è solo una storia vera, come quella di molti di voi; la lotta decisa contro il “Male” non è semplice, non si esce vincitori senza le necessarie, profonde, frustranti, indicibili “ferite” che deturpano non solo il corpo, non solo il cervello, ma prima di tutto la “dignità” dell’essere umano. Ma Gregorio, giovane ma “invecchiato” dalla lotta, non sia abbandona e ricomincia, si reinventa e nella sua Terra, difficile, crea una società di servizi per la grande produzione e distribuzione commerciale.

Un’altra bella battaglia che lo vede vincente, ma lui ha un “tarlo”, anzi pensa che è giunto il momento di “cambiare vita” e finalmente coronare il sogno di sempre. Così si iscrive all’Università, non quella per anziani, al Corso di Laurea di Giurisprudenza; segue regolarmente le lezioni (con i suoi colleghi ventenni che gli riservano il primo posto, per ovvi motivi di rispetto e anche perché si erano accorti che, per un uomo dell’altro secolo, poteva essere difficoltoso seguire dagli ultimi e lontani banchi), studia e lavora, sostiene gli esami regolarmente, senza non poche difficoltà ed infine il 30 Gennaio 2001, Gregorio Di Paola, nell’Aula Magna di Villa Cerami dell’Università di Catania, si laurea in Giurisprudenza discutendo la tesi dal titolo “Grande distribuzione commerciale e finanziamenti comunitari”, relatore il prof. Rosario Sapienza.

Il racconto di Gregorio è lungo ed io ancora non trovo il coraggio di interromperlo, anche perché prima o poi lui mi avrebbe dovuto “raccontare” i suoi sintomi, il motivo vero perché era partito da Catania ed era arrivato a Roma.

E finalmente arriva al dunque: la colostomia dava qualche problema. Dopo anni di irrigazione e benessere, lamentava un fastidio che psicologicamente lo metteva a disagio in quanto all’età di 73 anni, con una Laurea fresca in tasca era logico che lui, Gregorio Di Paola iniziasse il suo praticantato, presso uno studio di Catania, per diventare Avvocato esperto in Diritto Comunitario.  Io spero che i consigli che ho dato a Gregorio abbiamo avuto un buon risultato sul suo “stato di salute”, ma credo che il racconto della sua vita (che egli mi ha autorizzato a raccontare nel modo in cui io ritenevo di farlo), sia la terapia più efficace per molti di voi che state leggendo e voglio terminare questo articolo “inusuale” non con le mie ma con le parole di Gregorio Di Paola:

“Penso che fermarsi, sentirsi arrivato non sia giusto. La vita deve continuare ad avere il suo corso finché il corpo la sostiene.

Bisogna andare avanti non soltanto per sapere ancora, per approfondire la conoscenza, ma anche per spenderla, per poterla dare”.

 Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.