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ecografia-analeL’incontinenza fecale o anale è l’incapacità di ritardare volontariamente l’evacuazione in un tempo ed in un luogo socialmente idonei. Si riconoscono due tipi di incontinenza fecale: 1) Totale, quando si ha la perdita, involontaria, anche di feci normoconformate, 2) Parziale, quando si ha la perdita involontaria soltanto di feci liquide e/o gassose. Anche se in Italia non esistono dati sicuri sulla sua incidenza nella popolazione, l’incontinenza fecale rappresenta un problema sociale di grande rilevanza, soprattutto in rapporto alla qualità di vita dei pazienti. Le cause dell’incontinenza fecale sono molteplici (traumi del bacino, turbe psichiche e neurologiche), ma le più frequenti sono rappresentate dagli interventi chirurgici eseguiti sul retto, sull’ano e sulla regione perianale che possono provocare lesioni dirette dei muscoli sfinteriali. Nelle donne la muscolatura del pavimento pelvico e più direttamente, gli sfinteri anali, possono essere lesi anche in seguito ad interventi ostetrici o a lacerazioni durante il parto. Inoltre le malattie ano-rettali, quali il prolasso, la ragade anale, le emorroidi di grado elevato, se persistono da un lungo periodo di tempo possono condurre alla incontinenza fecale. Per una corretta ed adeguata terapia dell’incontinenza fecale è necessario quantificare il danno funzionale ed anatomico a carico degli sfinteri mediante un’attenta e scrupolosa Visita proctologica, completata con una Videoproctoscopia Digitale, la Manometria e l’ Ecografia Endoanale con sonda rotante a 360°, mentre più raramente si fa ricorso all’Elettromiografia del pavimento pelvico, degli sfinteri anali, studio dei tempi di latenza del Pudendo ed alla Defecografia, oggi sostituita con la RMN pelvi-perianeale dinamica. Le lesioni gravi degli sfinteri (con deficit superiore al 50%) devono essere trattate chirurgicamente; In questi casi l’intervento prevede la ricostruzione plastica della muscolatura, con riparazione diretta degli sfinteri. Se l’incontinenza fecale è dovuta ad una patologia benigna dell’ano-retto (prolasso, ragade, emorroidi etc.) la risoluzione chirurgica di questa, a sfintere integro, riconduce alla continenza. Nel caso si associ una lesione sfinteriale, occorre completare l’intervento con una sfinteroplastica. Se il danno funzionale degli sfinteri è di piccola o media entità, è possibile procedere ad un trattamento riabilitativo allo scopo di potenziare la forza contrattile dello sfintere striato anale. Gli originali protocolli di riabilitazione dell’incontinenza fecale utilizzando metodiche di Fisiokinesiterapia, Elettrostimolazione e Biofeedback che vengono impostate in base alle caratteristiche cliniche del paziente. Ogni seduta ha la durata di circa 60 minuti e viene ripetuta tre volte a settimana. Durante il trattamento, il paziente viene sottoposto a periodici controlli specialistici per la valutazione del miglioramento, in termini di durata e di forza di contrazione, degli sfinteri anali.

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