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Domande e Risposte: Incontinenza fecale

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Gentile Dott. Nicastro, ho 42 anni e 8 mesi fa ho subito una resezione anteriore del retto per un GIST retto-vaginale con ileostomia temporanea e ricanalizzazione avvenuta 5 mesi fa. I problemi post ricanalizzazione sono iniziati quasi subito e sono i seguenti: stitichezza (mancanza di stimolo e difficoltà ad evacuare) e continua flautolenza che non riesco a trattenere. Per la stitichezza faccio clisteri ogni 3-4 giorni con scarsi risultati e solo ogni tanto prendo lassativi. Vorrei sapere se col tempo (visto che sono già passati 5 mesi dalla ricanalizzazione) questi problemi si attenueranno fino a scomparire. Posso fare qualcosa per migliorare la situazione visto che a breve tornerò al lavoro e la cosa mi preoccupa un bel pò facendo un lavoro al contatto con pubblico? La ringrazio molto per una sua cortese risposta.

Cara Signora,

la persistenza dei disturbi di canalizzazione andrebbero valutati clinicamente. Probabilmente la sua stitichezza era già presente prima dell’intervento e comunque bisognerebbe correggerla prima con una adeguata alimentazione e apporto idrico durante i pasti, poi se necessario aggiungere degli emollienti fecali. Discorso a parte è l’incontinenza, sintomo frequente dopo interventi di resezione del retto. Innanzitutto bisognerebbe valutare la funzionalità e l’integrità degli sfinteri anali con la manometria anorettale e l’ecografia endoanale e  stabilire se un adeguato percorso di riabilitazione possa essere utile per la risoluzione del sintomo.

di solito vado in bagno con stitichezza poi durante la giornata ho delle perdite di cacca mi accorgo perché sento bruciore e poi vado in bagno per pulirmi e vedo un colore marrone

Caro Signor Massimo,

quello che lei descrive non è una condizione di facile discriminazione. L’imbrattamento o soiling potrebbe essere considerato una incontinenza fecale di lieve entità ma andrebbe ben investigata per comprenderne le cause. La stipsi, soprattutto se causa un difficile o incompleto svuotamento del reto potrebbe favorire il soiling ma potrebbe succedere che se si ammorbidiscono di molto le feci queste potrebbero essere più facilmente non trattenute dall’azione degli sfinteri anali. Le consiglio una visita colonproctologica per comprendere la causa dei suoi sintomi e affrontare un adeguato percorso terapeutico.

 

Salve dottore, sono una ragazza di 16 anni e da circa tre anni mi assale questo fastidioso problema che mi ha rovinato la vita sociale. Penso di soffrire di incontinenza, mi capita ogni giorno di emmetere aria senza accorgermi in modo molto silenzioso solo che la puzza di letame si sente e molto. Voglio davvero guarire per favore mi dica come devo fare non ce la faccio piu' ,non ho mai avuto problemi di questo genere quindi non penso sia legato all'alimentazione. 🙁 la ringrazio

Cara Jessy,

il sintomo che descrive non è infrequente ed è speso legato ad una alterata funzione degli sfinteri anali le cui cause possono essere valutate con una visita colonproctologica e con alcuni esami fondamentali quali la manometria anale e, in caso di dubbi, con una ecografia endoanale. Ricercata la causa è possibile eseguire alcune terapie che portano al rinforzo e al controllo di questi muscoli e quindi alla risoluzione dell’incontinenza.

Buongiorno Dottore, circa un anno fa ho avuto un virus intestinale (diagnosticato dall'ospedale Mauriziano)che mi ha dato un sacco di problemi, quale incontinenza fecale.; con alcuni antibiotici è andato a posto, ma dopo 6 mesi si è ripresentato il problema, con l'aggiunta di incontinenza urinaria. Ho 61 anni e faccio una vita d'inferno. Non trattengo più nulla. Dimenticavo che ho anche emorroidi a volte sanguinanti. Cosa devo fare???? ho fatto al centro dei tumori di candiolo la colonscopia con biopsia colon destro e biopsia endoiscopica retto. l'esito è stato questi MACROSCOPICA: due frustoli bianco giallastri ed un frustolino, dimensioni in aggregato cm 0,4 (A1999) Due frustolini giallo brunastro ddimensioni in aggregato cm oi,4 (B1) GIUDIZIO DIAGNOSTICO: 1-2 PROCTOLITE CRONICA Minimo, focale incremento della lamina basale subepiteliale Caratteri morfologici compatibili con una forma di colite microscopica nas. La ringrazio per la risposta, se mi può dire cosa devo fare!

Cara Signora Marina,

le cause della incontinenza fecale sono diverse, tra cui le patologie infiammatorie del colon e del retto che causano diarrea o l’emissione di feci poco formate. In questi casi la cura della incontinenza è volta alla rimozione della causa infiammatoria. Nel suo caso comunque bisognerebbe prendere in considerazione anche una differente valutazione clinica, vista anche la presenza di incontinenza urinaria e prendere in considerazione eventuali deficit funzionali del pavimento pelvico. Questa struttura neuromuscolare complessa è deputata al controllo della continenza, oltre a sostenere nella sede anatomica gli organi pelvici. Sono diverse le cause che portano ad un deficit funzionale del pavimento pelvico e una volta individuate (attraverso un attento esame clinico e, in caso di dubbi, con ulteriori accertamenti) è possibile impostare un adeguato percorso di terapia che porta alla risoluzione del sintomo.

gent.le dott.Nicastro, sono una ragazza di 30 anni soffro di incontinenza a gas e feci liquide causata da ipotonia sfinterica in seguito al parto eseguito con episiotomia. Ho fatto un ciclo di 6 sedute di terapia biofeedback ma dopo averla sospesa non ho ttrovato miglioramenti. cosa mi consiglia?grazie

Cara Signora Ilaria,

l’incontinenza fecale post partum non è un evento  raro, così come l’incontinenza urinaria e la causa principale di tale sintomo è sia l’episiotomia che il trauma che la muscolatura del pavimento pelvico subisce durante l’espulsione del feto. Fatta una attenta valutazione della funzionalità degli sfinteri anali mediante la manometria e l’ecografia anale, è possibile instaurare un protocollo di riabilitazione avente lo scopo di migliorare la validità funzionale degli sfinteri anali e di tutto il pavimento pelvico. Nella mia esperienza, il protocollo di riabilitazione prevede sedute cadenzate di elettrostimolazione e biofeedback, personalizzate. A mio parere solo 6 sedute di biofeedback sono insufficienti per un recupero totale della continenza e, in base alle evidenze cliniche, bisogna impostare un trattamento adeguato che prevede almeno 15 sedute di elettrostimolazione e biofeedback, seguite da cicli di richiamo la cui cadenza e durata dipende dalla valutazione fatta alla fine del primo ciclo di terapia. A queste due metodiche di riabilitazione è aggiunta una fisiokinesiterapia che può essere impostata sia come trattamento ambulatoriale che domiciliare.

salve, le scrivo per mia nonna che soffre di incontinenza intestinale severa. Ha 98 anni, è in demenza ed invalida al 100%. Mia madre le cambia il pannolone 2 o 3 volte al giorno da anni con tanta fatica (ha oramai 73 anni). Mia nonna è sempre in diarrea, e serve un continuo cambio anche di abiti perchè da distesa, esce dall'alto verso la schiena. La mia domanda è, esiste un catetere intestinale o una soluzione che possa rendere piu' facile la vita quotidiana di mia madre che oltre a cambiarla, e in continua pulizia di vestiti, lenzuola e piagimi. Grazie Maia

Cara Signora Maia,

le cause dell’incontinenza fecale sono diverse. Nel paziente anziano, oltre alle cause psichiatriche e neurologiche, si aggiungono altre patologie proprie del paziente anziano. Nel caso di sua nonna la prima considerazione da fare è comprendere la causa della diarrea. Infatti, già curando la diarrea, si facilita l’assistenza del paziente anziano, allettato e con una grave invalidità neurologica. Valutando poi le condizioni cliniche e determinando la cronologia dell’evacuazione (spesso questa avviene dopo i pasti) è possibile mettere in atto alcuni accorgimenti (posizionamento di una comoda, metodica del wash-out) che permettono di non far sporcare il paziente e rendere l’assistenza più facile e prevenire altre patologie. Inoltre esistono delle protesi di raccoglimento del materiale fecale che vengono applicate nella regione perianale idonee per evitare i continui cambi permettendo una igiene adeguata.

Ho subito intervento di prolasso mucoso rettale dell'anno 2012, da allora ho problemi nella defecazione, al mattino non posso uscire di casa in quanto quando sento lo stimolo che e' abbastanza frequente non riesco a tenerla devo usare il pannolone e sono dimagrita precocemente, ricordo che ho 62 anni e cio' mi comporta molto sconforto, la ringrazio se mi puo' inviare una sua opinione, non sa quanti proctologi ho girato ma senza nessun risultato anche dopo la ginnastica anale

Cara Signora Giovanna,

innanzitutto sarebbe necessario sapere quale tecnica è stata utilizzata per la cura del prolasso mucoso del retto. E’ possibile che l’intervento chirurgico abbia modificato l’anatomia del retto o alterato la funzionalità degli sfinteri anali, causa a loro volta dell’urgenza defecatoria e della conseguente incontinenza. La valutazione di questi parametri è possibile con una visita colonprctologica completata con la videoproctoscopia digitale e, a seconda del giudizio del medico, completare le indagini diagnositiche con la manometria anorettale e con l’ecografia endoanale con sonda rotante. Fatta l’esatta diagnosi è possibile stabilire un adeguato percorso di terapia.

Gentilissimo Dottor Nicastro, la contatto per un problema che mi assilla ormai da troppi anni,sin dall'adolescenza. Sono una ragazza di trent'anni e soffro di una continua e costante incontinenza ai gas, che, come può immaginare, non mi consente di vivere serenamente la mia vita ed è molto limitante sul piano sociale. In questi anni ho imparato a convivere con tale handicap, non accettando di sentirmi diversa dalle altre e non riuscendo, soprattutto, a rivelare a nessuno tutto ciò. Ma ora sento di non poter andare avanti,e so che nulla sarà possibile se non riuscirò ad affrontare il problema. La prego di indicarmi la strada da percorrere ed il primo e i passi successivi per ovviare a questa terribile situazione. La ringrazio

Cara  Signora,

l’incontinenza fecale riconosce molte e differenti cause. L’esatta individuazione della causa scatenante il sintomo è necessaria per un percorso corretto di terapia. La visita colonproctologica completata con la videoproctoscopia digitale, permette al medico di valutare la gravità del sintomo, un primo orientamento diagnostico e comprendere quali potrebbero essere i fattori scatenanti, siano essi di origine intestinale che proprie dell’ano. A questa prima fase potrebbe far seguito una fase di valutazione funzionale e morfologica degli sfinteri anali mediante la manometria anorettale e l’ecografia endoanale con sonda rotante a 360°. Nel suo caso mi sembra di comprendere che si tratti di una sola incontinenza ai gas che clinicamente è considerata una incontinenza lieve moderata e a seconda degli esiti degli esami potrebbe essere possibile stabilire una corretta riabilitazione degli sfinteri anali che, nella mia pratica clinica, ha un successo terapeutico nell’oltre il 90% dei pazienti.

buon giorno dott nicastro. mi e stata diagnosticata la retto colite ulcerosa , vado in bagno con scariche anche 10 volte al giorno , continuando cosi potra subentrare anche incontinenza fecale .prendo 4 copresse asalex 800 al giorno ,la sera un clisma con asacol. diventare incontinente fecale rientra nella mia malattia grazie per la risposta.

Caro SignorBonomo,

la rettocolite ulcerosa non espone all’incontinenza fecale, tranne nei casi in cui questa infiammazione non coinvolga gravemente il retto diminuendone la sua capacità di serbatorio. Inoltre anche le continue scariche diarroiche, se ripetute e a breve distanza, potrebbero in alcuni casi provocare perdite involontarie di feci, ma in questo caso la terapia medica, controllando la patologia infiammatoria, riduce le scariche di diarrea e quindi il pericolo di incontinenza.

Bungiorno ho 65 anni da qualche tempo non riesco a trattenere le flatulenze e cosa posso fare? Tengo a. Precisare di non aver mai avuto interventi chirurgici in attesa di una eventuale risposta grazie.Cordiali saluti .

Cara Signora,  l’incontinenza ai gas probabilmente è causata da un deficit funzionale degli sfinteri anali. Questo non significa che gli sfinteri siano danneggiati da qualche intervento, ma semplicemente che non hanno più la stessa forza di contrazione. La soluzione di questo sintomo è principalmente riabilitativo, cioè è possibile attuare delle tecniche che portano al rinforzo dei muscoli dello sfintere anale e del pavimento pelvico. L’entità e le modalità di riabilitazione dipendono da una attenta valutazione della funzionalità degli sfinteri mediante uno studio con la manometria anale e l’ecografia endoanale.

salve dottore mio padre ha 75 anni è stato opersto nel 1995 tumore al retto adesso sempre di piu continua ad andare in bagno continuamente molte volte non arriva in tempo e ... c'è qualche soluzione certamente dopo i giusti controlli e con quale percentuale di risultato positivo? almeno riuscirebbe a riprendere un po la sua vita sociale grazie mille

Caro Singore,

dopo gli interventi di asportazione del retto è possibile che la persona possa avere una incontinenza fecale. Questo sintomo, se si escludono danni gravi agli sfinteri anali mediante l’ecografia endoanale e la manometria, può essere curato con la riabilitazione degli sfinteri. Nella mia pratica clinica questa metodica, se ben condotta, porta alla continenza perfetta oltre il 90% delle persone curate e nel 100% dei casi si hanno notevoli miglioramenti della qualità di vita.

nell'anno 2010 sono stata operata di un banale prolasso rettale con tecnica STARR da allora ho incontinenza fecale che urinaria. Puo' darmi una indicazione grazie molte

Cara Signora Anna,

il banale prolasso rettale probabilmente era causato da un difetto della muscolatura del pavimento pelvico. La tecnica STARR probabilmente corregge l’eccesso della mucosa rettale che furiesce dall’orificio anale ma in nessun modo può restitiure la funzione alla muscolatura. Un’attenta valutazione diagnostica, mediante anche  manometria ed ecografia endoanale, permette di stabilire  corretto percorso di terapia, ma nel suo caso andrebbe valutata anche la modificazione subita dall’ampolla rettale a seguito della STARR, in quanto anche il retto svolge un importante funzione nella continenza alle feci. Una alterata funzionalità del pavimento pelvico è la causa non solo della incontine nza fecale ma anche di quella urinaria alle quali si associano, spesso, disturbi della sfera sessuale.

Buongiorno, nel giro di 5 mesi, ho subito 2 interventi per ciste pilonidale. ora guarita. Ma ora mi ritrovo con del "soiling" sulle slip e 1 emorroide. Puo' lo shock degli interventi avermi causato danni al pavimento pelvico- sfinteri anali con conseguente soiling, emorroide e (spero di no) prolasso del retto? chiedo anche: il soiling è risolvibile con delle fisioterapie o tocca x forza la chirurgia?

Cara Signora Daniela,

solitamente gli interventi per cisti pilonidale, anche se ripetuti, non provocano soiling, tranne che non si siano stati intaccati i fasci posteriori dei muscoli del pavimento pelvico e in particolare il rafe ano-coccigeo. Sarebbe opportuno valutare questa sfortunata evenienza con una ecografia endoanale con sonda rotante e comprendere la funzionalità degli sfinteri con una manometria anorettale. I risultati di queste due indagini sono fondamentali per stabilire un adeguato percorso di terapia.

Salve Dottore, da circa un anno ho delle perdite fecali, piccole palline che non sento fuoriuscire. Inizialmente non ho dato molto peso alla cosa ma ultimamente queste perdite sono diventate più frequenti. Ho avuto paura sinceramente di approfondire la cosa fin quando, per una visita di routine, il mio ginecologo si è accorto del problema. A quel punto ho spiegato tutti i miei sintomi, compresi i dolori forti che ho saltuariamente all'ano, e quindi ha proceduto gli accertamenti con un'urodinamica (che non vedo collegata con il mio problema fecale), dalla quale è emerso che la cosa è seria. (mi ha detto questo e non ho capito altro, sono andata in pallone, soffro di crisi di panico) Ora non so proprio cosa fare, sono preoccupata, il medico curante mi ha consigliato una colonscopia......ho sentito parlare di quella virtuale. Ad oggi ho speso 620€ che per me sono molti, quindi ho paura di fare esami dispendiosi e inutili. Cosa mi consiglia di fare?La ringrazio anticipatamente.

Cara Signora,

non credo che la colonscopia sia l’esame da eseguire in caso di incontinenza fecale, così come non trova indicazione la urodinamica (tranne che non ci sia anche una incontinenza urinaria). La gravità della incontinenza fecale può essere valutata da una accurata visita colonproctologica e dalla esecuzione di alcuni esami, quali la manometria e l’ecografia endoanale, che dovranno essere prescritti dallo specialista in caso di dubbi diagnostici. Trovata la causa della incontineza sono possibili diverse cure e terapie, tra cui la riabilitazione.

buongiorno, ho 60 anni, a seguito operazione intestino per diverticoli, oggi dopo 4 mesi ho avuto un episodio di incontinenza fecale senza stimolo, vorrei sapere se secono lei è normale o se devo preoccuparmi o fare accertamenti.Grazie.

Caro Signore,

un solo episodio di incontinenza fecale potrebbe essere non significativo ma comunque non è normale. L’incontinenza fecale riconosce diverse cause e prima di fare accertamenti, spesso inutili, sarebbe necessario sottoporsi a visita colonproctologica completata con la videoproctoscopia digitale o altro esame endoscopico di base (ano-rettoscopia). Solo se la visita non evidenzia la causa lo specialista potrà prescrivere degli accertamenti mirati (manometria, ecografia endoanale).

Salve dottore, ho un disperato bisogno di un Vostro consiglio. Da anni convivo con delle “perdite involontarie di gas”(dico involontarie perché a volte non riesco a trattenerle e altre che non le percepisco proprio cioè non avverto il passaggio). Ho provato a combattere questo problema con vari rimedi naturali e farmaci,ma senza alcun risultato! Sono davvero disperata. I vari gastroenterologi consultati in questi anni, attribuivano sempre questo problema quello della perdita involontaria di gas al colon lungo e irritabile(accertati da vari esami), essendo soprattutto una persona molto emotiva e ansiosa. L’anno scorso stanca di tutto questo ho cercato di dare un nome al mio problema rivolgendomi a un colonproctologo, e dopo una visita visiva oltre a confermarmi la presenza del colon irritabile ha stabilito che le perdite sono dovute a un’incontinenza ai gas.Ho eseguito un lungo un percorso di terapia riabilitativa, compresa di elettrostimolazione e biofeedback. Sinceramente non sono molto convinta di questa diagnosi, soprattutto considerando la mia giovane età;infatti effettuando delle ricerche, l’incontinenza si presenta solo dopo un trauma della regione anale. Mi confermate questo? Questa tecnica non mi ha permesso di riacquistare una completa continenza(se esiste veramente l’incontinenza o qualsiasi altro problema) Non contenta dei risultati di questa terapia , mi sono recata da un altro proctologo e questa volta di mia iniziativa dopo essermi informata su internet ho effettuato la manometria anorettale riportando i seguenti valori: MANOMETRIA ANO-RETTALE: Tono a riposo(max) : 88 Tono a riposo (medio): 65 Area a riposo: 574 mmHg^2 Tono in contrazione(max) : 136 Tono in contraz.(medio) 80 Area in contraz: 519mmHg^2 RIFLESSO ti.RETTO – ANALE INIBITORIO PRESENTE Vol richiesto: 30 Latenza: 6’’ Calo pressorio 101 a 44 Durata 18’’ High pressure zone 4 cm MANOVOLUMETRIA Minimo volume percepito 140ml Stimolo defecatorio 190 ml Massimo volume tollerabile 240 ml Compliance rettale 2.4 V/P Conclusioni diagnostiche esame manometrico nella norma. Riflesso rettoanale inibitorio presente. Volumetria: lieve riduzione della sensibilità ampollare. Considerando l’esito sono rimasta molto contenta in quanto non ho problemi dal punto di vista organico, ma comunque rimango ancora molto confusa e soprattutto avvilita perché ancora oggi nonostante le varie sedute e l’esito della manometria il problema persista.A volte sento delle bolle dello stomaco e di conseguenza la perdita involontaria di gas, altre volte ho la sensazione di perdere delle “bollicine” dall’ano, altre volte di non avere proprio la percezione di niente e infine ci sono quelle volte che sono io a gestire il meccanismo. Vi chiedo di aiutarmi almeno a togliermi qualche dubbio.Inoltre riscontro che tutto si amplifica nei periodi di ciclo mestruale. Come mai? In attesa di un Vostro cortese riscontro, porgo distinti saluti.

Cara Signora,

se lei perde involontariamente materiale gassoso dall’ano, questo tipo di sintomo è definito incontinenza fecale. Nel suo caso, nonostante una presunta manometria “normale” dovrebbero essere prese in considerazione altre variabili cliniche, tra cui anche il colon irritabile e la funzionalità di tutto il pavimento pelvico e approfondire la diagnosi con una ecografia endoanale con sonda rotante 360° per valutare l’integrità e lo spessore  degli sfinteri anali.

Gentile Dottore, Nel mese di ottobre mi sono sottoposta ad intervento chirurgico sec Milligan Morgan per emorroidi di III - IV grado e sfinterotomia per una profonda ragade.Dopo due mesi e comparsa una incontinenza all'aria specie dopo colpi di tosse e a volte con la deambulazione. Come è possibile recuperare il tono sfinteriale?

Cara Signora,

esistono diverse terapie per la cura della incontinenza fecale ma sarebbe necessario svelare la causa di tale sintomo. Lei descrive un intervento proctologico eseguito alcuni mesi orsono ma l’incontinenza non è relativa al tipo di intervento ma ad eventuali danni a carico della muscolatura sfinteriale durante la sua esecuzione. Inoltre potrebbe essere che la incontinenza possa essere determinata dalla mancanza dei cuscinetti mucoemorroidali asportati e la muscolatura, anche se integra, non ha la forza di contrazione utile e capace ad evitare l’incontinenza. In base a queste semplici considerazioni e a tante altre, è importante giungere ad una corretta diagnosi e quindi stabilire un corretto percorso terapeutico. Per tale motivo le consiglio una visita colonproctologica completata con la Videoproctoscopia digitale a seguito della quale lo specialista potrebbe prescrivere ulteriori esami quali l’ecografiafia endoanale e/o la manometria anorettale

Buongiorno, vorrei porle due domande: 1- esame istologico colonscopia: lieve processo infiammatorio cronico in parte ad impronta granulocitaria. Eosinofila con discreta componente plasmacellulare in lembi di mucosa di grosso intestino con architettura ghiandolare conservata. Quadro morfologico aspecifico. Da questo referto si può attribuire la causa del disturbo a incontinenza fecale? 2- Chi soffre di incontinenza fecale con la sola emissione di gas crea una quantità di gas intestinali superiori alla norma? Perdita di gas continui in tutto l'arco della giornata? Quali ulteriori esami può consigliare? Grazie.

Cara Signora,

il quadro istologico depone per una infiammazione cronica aspecifica del colon, reperto che solitamente si associa alla presenza di un colon irritabile. Questa disfunzione del colon tra i suoi sintomi annovera il meteorismo, ovvero la eccessiva produzione di gas intestinale da fermentazione. Le cause dell’incontinenza fecale sono diverse e vano individuate con una attenta visita colonproctologica e, secondo la valutazione dello specialista, approfondite con degli esami volti anche alla valutazione della funzionalità degli sfinteri anali (manometria ano-rettale, ecografia endoanale con sonda rotante a 360°). Nel suo caso, la conferma della presenza del colon irritabile, impone una cura dello stesso volta anche alla diminuzione del meteorismo. In questo modo il sintomo di incontinenza ai gas può già regredire. Svelata la causa dell’incontinenza si può procedere inoltre a cure adeguate e percorsi terapeutici per la risoluzione del sintomo.

Buongiorno Dottore, mi chiamo Nunzia ed ho 28 anni. Ho partorito due anni fa, parto naturale, indotto per la fretta di andare in ferie dai medici, e dopo manovre sulla pancia e ventosa più volte applicata mia hanno applicato con forcipe una episiotomia mediana. Da quel giorno il mio calvario. Gli sfinteri sono stati intaccati, interno ed esterno, dopo sei mesi di incontinenza di feci liquide e gas sono stata operata ad una fistola lungo il canale retto/vaginale con il laser. Altri 4 polipi tolti durante questo intervento, e mi è stata chiusa una sacca formatasi nell'ano, vicino allo sfintere esterno dove si depositava materiale fecale. Dopo tutto ciò da Natale scorso sono peggiorata da non poter uscire di casa, la ginnastica riabilitativa non offre risultati. O forse la svolgo male. Non contengo aria, mai, e alcuni giorni non ne soffro,altri per settimane intere. Ma realmente espello tanta aria rumorosissima che ormai mi costringe a vivere chiusa ed isolata. Altre volte non trattengo le feci molli e me le ritrovo sugli slip. Se ho lo stimolo di evacuare devo correre subito in bagno. Potrei chiederle un parere? Mi hanno consigliato un intervento chirurgico. Ma le probabilità di guarigione totale ci sono? Quali sono i rischi? Il decorso post-operatorio. Ed in più, in futuro sarò in grado di affrontare un parto naturale? Grazie anticipatamente per l'attenzione, e scusi il disturbo.

Buongiorno Signora Nunzia e mi scuso per la tardiva risposta.

Comprendo la gravità e la complessità della sua condizione clinica ed anche la sua speranza di poter risolvere in maniera veloce con una terapia chirurgica. Un intervento di sfinteroplastica comunque non è una passeggiata, soprattutto in un caso come il suo dove altri interventi sono stati eseguiti per correggere una complicazione post-partum. Il mio parere, a parte la valutazione clinica della gravità dell’incontinenza, è di valutare correttamente, attraverso una ecografia endoanale ed altri esami che possono essere consigliati al momento di una visita colonproctologica accurata, lo stato di compromissione degli sfinteri. Questo primo approccio è importante per valutare se la muscolatura potrebbe essere riparata direttamente o prendere in considerazione altri opzioni terapeutiche. Fondamentale è iniziare un percorso di terapia che inizialmente porti alla riduzione dell’incontinenza mediante una adeguata alimentazione, prendere in considerazione se vi è una indicazione ad una corretta riabilitazione degli sfinteri mediante l’elettrostimolazione e il biofeedback e se questa può essere utile per migliorare un  l’esito di un eventuale intervento chirurgico di riparazione sfinteriale. Solo dopo questi preliminari diagnostici e terapeutici è possibile poter rispondere alle sue lecite domande sul futuro.

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