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Domande e Risposte: Rettocele

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Egregio dottore, sono una signora di 45 anni nel settembre del 2012 ho effettuato un intervento rettopessi sec. Longo.La diagnosi era prolaso mucoemorroidario di III grado.Dopo l'intervento ho avuto subito problemi si sono ripresentati i noduli.Il mio medico mi ha consigliato di fare una defecografia.Dove mi hanno diagnosticato un'intussuscezione retto-rettale.Enterocele.Prolasso mucoso.Perineo discendente.Cosa devo fare? grazie mille.

Cara Signora,

mi sembra di capire che il suo problema principale sono la persistenza della patologia emorroidale non risolta, come è logico a mio parere dall’intervento effettuato di recente. In base a questa considerazione non vedo perché le è stata consigliata una defecografia tranne che lei non lamenta una stipsi, giustificata anche dall’esito riportato di questo esame. Suppongo che per risolvere le problematiche riportate nella defecografia le hanno proposto un ulteriore intervento chirurgico con suturatrici meccaniche ( STARR, ecc.) che a mio parere hanno lo stesso valore terapeutico dell’intervento subito per la cura delle emorroidi, cioè nullo. Inoltre sono gravate da complicanze che non ne giustificano l’indicazione. Vista la sua giovane età credo sia opportuno una corretta valutazione del suo stato clinico e le consiglio una visita colonproctologica completata con videoproctoscopia digitale, al fine di una corretta diagnosi e per un corretto percorso di terapia che dovrà prevedere la cura adeguata della patologia emorroidale e delle disfunzioni del pavimento pelvico descritte che potrebbero, quest’ultime, essere trattate con una adeguata e corretta riabilitazione. Tutto questo al fine di garantirle un raggiungimento di una migliore qualità di vita.

Buongiorno Dott. Nicastro,spero che lei mi risponda e mi dia delle indicazioni perché sto vivendo un incubo.Premetto che sono una ragazza di 27 anni, ho partorito con parto naturale due mesi fa uno splendido bimbo di 3,500 kg. Con un travaglio nell'acqua, mentre la fase espulsiva in posizione classica ma di breve durata, circa 15 minuti. Ho subito anche l'episiotomia che si è rimarginata dopo poco e non mi ha mai dato problemi.Già due settimane dopo il parto avvertivo "un corpo estraneo" nella vagina sulla parete posteriore. Ho fatto 3 visite ginecologiche con tanto di ecografia ma la risposta era: non ha niente. In più avevo anche problemi nella defecazione con defecazione incompleta ma pensavo fosse per la mia paura di spingere per colpa di una ragade anale che si è verificata sempre dopo il parto.Facendo la visita con il proctologo per la ragade, mi ha detto di avere anche un piccolo rettocele basso digitiforme dicendomi che si può convivere tranquillamente e che non si opera poiché molto piccolo.Il problema è che io non vivo bene, continuo a sentire questa sensazione di corpo estraneo dentro la vagina soprattutto mentre cammino, in più tutti i problemi della defecazione (un paio di volte mi sono dovuta aiutare con la digitazione). Per me questo è un momento difficile, che immaginavo tutto rose e fiori con mio figlio come penso lo immagini ogni donna appena diventa mamma. Invece sto vivendo un incubo. Non esco più di casa, passo il tempo tra letto e bagno a piangere invece di occuparmi di mio figlio cosi come vorrei. Non voglio andare in depressione per questo motivo. Ma non riesco a trovare una spiegazione per tutto quello che sto passando. Ho letto che questo può accadere nei parti difficili ma il mio non mi pare sia stato così.Voglio chiedere a lei se davvero un rettocele di basso grado (non associato ad altri prolassi) non si opera? Invece se si opera quale è la tecnica migliore? E quale è la via migliore? Voglio aggiungere che non ho fatto alcun esame se non la visita con solo anoscopia poiché allatto. Inoltre volevo dire che sto gia facendo dieta ricca di fibre, bevo molta acqua, faccio anche riabilitazione del pavimento pelvico con elettrostimolazione e biofeedback ma non noto alcun miglioramento. La prego mi aiuti, mi dia qualche indicazione. Non voglio vivere così per il resto della mia vita, ho solo 27 anni. La ringrazio.

Cara Signora,

comprendo la sua preoccupazione. I sintomi da lei accusati possono essere dovuti al parto, che anche se avvenuto senza particolari problemi, ha messo sotto tensione la muscolatura del pavimento pelvico, senza considerare l’episiotomia. Il mio consiglio è di continuare a sottoporsi a riabilitazione del pavimento pelvico e se l’elettrostimolazione e il biofeedback sono ben condotti e i protocolli sono adeguati dovrebbero portare alla completa risoluzione dei sintomi accusati. A mio parere non esiste alcun criterio per prendere in considerazione un intervento per il rettocele.

A Mia figlia di 17 anni e' stato riscontrato: perineo discendente, invaginazione intraanale, rettocele anteriore cm 4, enterocele ostruttivo. Mi dicono necessario sottoporla ad intervento chirurgico, ma vorrei sapere se esistono terapie alternative o altrimenti che tipo di intervento consiglierebbe. Grazie per l'attenzione.

Caro Signor Paolo,

non credo che in una ragazza di 17 anni il primo approccio possibile sia un intervento chirurgico. Posso estrapolare dalla sua lettera che sua figlia soffra di stipsi e che queste patologie, riscontrate probabilmente da una defecografia, possono derivare da disturbi della alimentazione (anoressia) di cui spesso le giovani soffrono. Un adeguato inquadramento diagnostico potrebbe essere utile per una corretta diagnosi, un adeguato inquadramento clinico e la prescrizione di un percorso di terapia medico-riabilitativo.

Gentile dottore sono sei mesi che ho sempre lo stimolo ad evacuare, anche dopo essere andato in bagno.Ho avuto l'ano arrossato per tanto tempo sia dentro che fuori.Il dottore mi ha prescritto pentacol 500 e mi ha trovato il rettocele e ha detto che ci devo convivere con questo fastidio. Ma io gentilmente le chiedo non c'e nessun farmaco che attenua questo bisogno di evacuare continuo? Grazie di cuore

Cara Signora Carmelina,

il suo sintomo potrebbe essere dovuto al rettocele e ad una disfunzione del pavimento pelvico che altera la dinamica della defecazione. Una accurata valutazione della condizione clinica, la obiettiva rilevazione di altri sintomi (urinari e sessuali) potrebbero essere utili per comprendere se una corretta riabilitazione del pavimento pelvico possa essere una terapia efficace per la risoluzione del suo sintomo.

E' NORMALE DOLORE DIFFUSO A 3 SETTIMANE DI INTERVENTO RETTOCELE CON METODO STARR QUANDO TUTTO CIO SI ATTENUERA' come prevenire stitichezza con metodo sicuro grazie

Cara Signora Solvana,

qiello che descrive non è normale per un intervento adeguato alla cura del rettocele sintomatico. È “normale” per un intervento di STARR, metodo gravato da complicanze immediate e tardive e che , a mio parere, non risolve il problema della persona sofferente. Una vista proctologica completata con una videoproctoscopia digitale è possibile solo dopo almeno trenta giorni dall’intervento e metterebbe in risalto eventuali complicazioni legate all’intervento ma soprattutto le cause “reali” della stipsi, permettendo un adeguato percorso di terapia.

Buongiorno Dottore, ho 49 anni e mi è stato diagnosticato con colpocistodefecografia il rettocele 2,5 cm oltre a prolasso rettale. Ultimamente i miei problemi sono peggiorati devo stare attenta che non mi si formino fecalomi, nonostante mangi tante verdure ho tanta difficoltà a defecare e mi devo aiutare con le mani. Ho deciso quindi di farmi vedere dal proctologo dal quale andrò mercoledì prossimo. Ma leggo che questi problemi vengono operati col metodo starr e leggo altresì di persone che si trovano malissimo con questo intervento che sono peggio di prima. Quale è quindi l'intervento alternativo anziché la starr e tran starr? Grazie mille. Ho molta paura di stare peggio di così

Cara Signora Anna,

solitamente la presenza del rettocele e del presunto prolasso del retto sono la conseguenza di una disfunzione dell’apparato neuromuscolare del pavimento pelvico il cui sintomo principale, oltre ad un dolore gravativo e ad altrisintomi associati, è la stipsi espulsiva. Esistono diverse tecniche chirurgiche per la cura del rettocele e del prolasso ma, a mio parere, il primo approccio terapeutico è riabilitativo. Le tecniche di riabilitazione, basate principalmente sulla elettrostimolazione e il biofeedback, portano al recupero della funzionalità neuromuscolare del pavimento pelvico, migliorando le dinamiche della defecazione e risolvendo la stipsi espulsiva. Una visita colonproctologica, orientata anche sul pavimento pelvico, potrebbe essere utile per una corretta diagnosi e per un adeguato percorso di terapia.

da quattro anni mi è stato diagnosticato prolasso e rettocele con consiglio di intervento chirurgico mai eseguito per timore di peggiorare la situazione già poco simpatica e per non sapere in che centro di competenza specifica posso rivolgermi possibilmente vicino ad arezzo. Ho letto il suo libro e mi pareva di capire scarsi incoraggiamenti all'intervento, però cosi la patologia mi è divenuta quasi insopportabile. Le sarei molto grata se potesse aiutarmi nel decidere cosa fare ed eventualmente dove. Attendo fiduciosa, saluti e buon lavoro, Pasqualina Maccioni.

Cara Signora,

la ringrazio per aver letto Il Dono Negato e spero che ne abbia avuto adeguate indicazioni. A mio parere, prima di pensare ad una correzione chirurgica del rettocele e dell’eventuale prolasso, una adeguata terapia di riabilitazione del pavimento pelvico potrebbe essere utile per migliorare la dinamica della defecazione, fatto che spesso allontana l’atto operatorio. Purtroppo non conosco la realtà sanitaria della sua città e non posso esserle di aiuto nell’individuare un centro specializzato nel trattamento del pavimento pelvico. Resto a sua disposizione.

Buongiorno,ho 39 anni, due bimbe avute da parto naturale, mi hanno dignosticato un rettocele anteriore di 5 cm ho fatto ecografia trans-anale a sonda rotante e tutto ok manometria ano-rettale : dissinergirmo evacuativo in integrità dell'apparato sfinteriale anale; la cisto-colpo-defecografia ha rilevato : sensibilità ampollare soggettiva nella norma a 100cc, vescica in sede a riposo e lievemente prolassante sotto sforzo (I grado); piano perineale in sede e sotto sforzo. In ponzamento dinamica evacuativa con ridotto sincrono rilasciamento sfinteriale anale e persistente residuo baritato in rettocele anteriore di ca 5-6 cm ad ampio colletto con sfumati segni radiologici di prolasso mucoso e tendenza ad invaginazione retto-ampollare con procidenza anale di prolasso mucoso di 2-3 cm. Io sto bene non ho disturbi normalmente, semplicemente quando devo espellere le feci, se faccio fatica (non sempre), devo aiutarmi mettendo un dito in vagina per espellere l'accumulo e defecare completamente. Mi hanno proposto di continuare con gli esercizi di Kegel, fare terapia bio feed-back e solo successivamente fare ciclo di legature, tutto questo per evitare operazioni.Lei ritiene che possa essere una valida soluzione? grazie

Cara Signora Cristina,

sono d’accordo con l’atteggiamento conservativo ma non sulla scelta delle tecniche da utilizzare. Gki esercizi di Kegel sono sicuramente di aiuto ma a mio parere una adeguata riabilitazione deve prevedere l’elettrostimolazione oltre che al biofeedback.

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