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Domande e Risposte: Fistole anali

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Gentile dottore mi è stato posizionato un seton lass su fistola perianale transfinterica media anteriore ore 12 su pregressa fistola retto vaginale già trattata chirurgicamente.Ce l'ho dal 24 marzo e mi viene stretta ogni 15 giorni. Non riesco più a tollerare il dolore e dovrò trascorrere tutta l'estate così. Le chiedo:è l'unico modo per liberarmene? Grazie distinti saluti

Cara Signora Rosaria,

il setone è spesso utilizzato, da alcuni chirurghi, nella cura della fistola anale transfinterica. Lo scopo della tecnica è di sezionare gradualmente la muscolatura sfinterica permettendone una contemporanea cicatrizzazione evitando, quanto più possibile, lesioni che possano poi causare un deficit della muscolatura e quindi il presentarsi di una incontinenza fecale. Pe questo motivo il setone è messo in trazione e, purtroppo, causa molto dolore.  Ma questa non è la sola tecnica per la cura della fistola transfinterica,  oggi è possibile anche attuare delle tecniche conservative, quale ad esempio l’apposizione di un plug di fibrina nel decorso della fistola. Il rischio di tutte le tecniche adottate per la cura delle fistole anali è la recidiva della patologia, che può essere percentaulmete risdotta con un attento studio preoperatorio della fistola e un adeguato percorso di terapia.

Dottor Nicastro buonasera, Il 4 di aprile ho avuto un intervento per ascesso ischiorettale, è andato tutto bene, ho fatto diverse medicazioni e l'ultima l'ho fatta il 5 di maggio e poi la ferita si è richiusa. Il 6 di giugno sono tornata dal chirurgo perché avevo un foruncolino intorno alla ferita con una puntina bianca e il chirurgo mi ha detto che era una fistola e così me l'ha aperta e ho continuato con le medicazioni. Il 18 di giungo altro problema ma mentre mi lavavo il foruncolo si è aperto ed uscito molto sangue. Altra medicazione e riaperto la ferita e rimesso lo zaffo, sto continuando con gli impacchi di acqua calda e amuchina ma questa mattina ho visto ancora un altro gonfietto. Ma come è possibile? Ma è vero che c'è il rischio di un intervento allo sfintere? Per un intervento del genere sono molto preoccupata per la conseguenza di un'incontinenza fecale. Può darmi qualche suggerimento? Ho piana fiducia del mio chirurgo ma la prospettiva dell'intervento allo sfintere mi deprime. Grazie e saluti.

Cara Signora Alba,

nella maggior parte dei casi all’ascesso residua una fistola perianale. Probabilmente questo è il suo caso e questo spiega tutto il suo decorso clinico. Ma non credo che il chir,urgo le abbia parlato di intervento sullo sfinter per curare la fistola perianale. Probabilmente ha parlato di un intervento di asportazione della fistola che, se questa attraversa gli sfinteri, rende più complicata la condotta chirurgica e ci potrebbe essere il rischio di una lesione allo sfintere stesso. Sicuramente il chrirurgo prima di prendere una decisione definitiva là sottoporrà ad ulteriori accertamenti per definire meglio il decorso della fistola e la eventuale persistenza di qualche sacca ascessuale.

salve dottore,9 mesi fa ho avuto un incisione per un accesso anale in ambulatorio fin qui tutto bene,ma poi alcuni mesi fa ho notato che mentre tossivo mi fuoriusciva del liquido e mi sentivo aprire dove mi era stato fatto l'incisione e fino a oggi ho questo problema,in più ho dolore all'ano. Sarebbe cosi cortese da darmi indicazione come far cessare questo mio incubo. La ringrazio anticipatamente

Caro Signore,

per prima cosa bisogna stabilire se all’ascesso è residuata una fistola e per questo le consiglio una visita proctologica completata con una videoproctoscopia digitale e una ecografia endoanale. Se è confermata la presenza della fistola è possibile stabilire un corretto percorso di terapia.

Mi sono operato da un mese a causa di una fistole anale tolti i punti mi ritrovo con 2 buchi dai quali mi esce del liquido misto a del sangue, vorrei sapere se è normale o c'è un problema serio e se c'è il rischio di dovermi ri-operare la ringrazio in anticipo

Caro Signor Davide,

Difetti di cicatrizzazione e lievi infezioni locali sulla ferita sono molto frequenti dopo interventi di fistola perianale. Ancora non è possibile parlare di recidiva o di mancata guarigione. Mantenga la parte pulita utilizzando detergenti idonei e segua i consigli del chirurgo.

Sono affetta da morbo di crohn. Recentemente mi è stato diagnosticato un GRANULOMA nello sfintere anale. Il chirurgo ha affermato che controindicato asportarlo chirurgicamente perchè si formerebbero dei granulomi nuovi. Secondo lei qual è la cura più appropriata visto che mi provoca, oltre a stenosi, un gran dolore quotidiano? Grazie e distinti saluti

Cara Signora Alba,

innanzitutto bisognerebbe valutare se il granuloma è espressione della Malattia di Crohn a livello anale. Questa prima valutazione potrebbe essere fatta eseguendo una biopsia. Questa ipotesi potrebbe anche essere confermata dalla sua storia clinica (eventuali altri interventi proctologici e motivo della loro esecuzione). Se il granuloma è di origine infiammatoiria (M.di Crohn), il chirurgo che ha consultato ha posto un giusto dubbio e quindi si potrebbe cercare di curare la lesione con una terapia medica appropriata. Se il granuloma non dipende dalla Malattia di Crohn, vista la sintomatologia, potrebbe essere valutata una risoluzione chirurgica della lesione.

 

Buon pomeriggio, ho una fistola (non ricordo come l'hanno definita) con sbocco tra l'ano e l'ingresso della vagina. Non ho dolori, arrossamenti o disturbi di alcun genere. L'unico fastidio è rappresentato dallo spurgo costante. Tutti mi consigliano l'intervento chirurgico ma sono diffidente anche in virtù del fatto che le probabiltà di ricidiva sono molto alte. Conosc persone che hanno subito l'intervento più di 3/4 volte senza risolvere il problema. Ho sentito parlare della tecnica mini invasiva ma dubito che in Calabria esista un centro dove si pratichi. Può darmi un consiglio riguardo il da farsi e qualche dritta sul centro più vicino? La ringrazio e porgo cordiali saluti.

Cara Signora Teresa,

probabilmente si tratta di un fistola retto-vaginale, cioè una comunicazione infetta tra il retto e la vagina. Questa condizione porta a continue perdite di feci all’interno della vagina con conseguenti infezioni vaginali. L’intervento chirurgico, se ben condotto, porta alla chiusura di questa comunicazione. Esistono tecniche mininvasive, con apposizione di un plug di colla biologica che consente la chiusura della fistola senza traumi eccessivi della regione anatomica. Come per tutti gli interventi per fistole che coinvolgono la regione anorettale, la recidiva è sempre possibile ma non certa.

Buonasera dottore sono una giovane donna di 35 anni, ad aprile 2014 in seguito a tre giorni di fortissimi dolori zona perianale mi sono recata al pronto soccorso dove il dottore di turno mi ha diagnosticato un ascesso perianale che è stato inciso e drenato. mi è stato consigliato di vedere un chirurgo per sospetta fistola ma non mi sono state prescritte medicazioni in ospedale, le ho fatte da sola a casa mia, mi hanno solo prescritto antibiotici. un mese dopo il 1°chirurgo mi ha visitata con degli specilli che mi hanno provocato non poco dolore,la diagnosi è stata: non piu flogosi,esiti cicatriziali, non evidenti tramiti fistolosi.mi è stato detto che era tutto a posto ma che se volevo potevo farmi operare per togliermi il pensiero, ho chiesto consiglio e mi è stato detto che la decisione spettava a me.. io piuttosto confusa ho aspettato di avere un altro parere, ma ho aspettato troppo visto che purtroppo ad agosto 2014 dopo 2 giorni di dolori che ho subito riconosciuto mi sono recata di nuovo al pronto soccorso,sono stata cosi mandata da un 2° chirurgo che mi ha visitata senza strumenti e mi ha diagnosticato una tumefazione perianale. mi è stato prescritto antibiotico e chiesto di fare un controllo dopo una settimana . al controllo con un 3°chirurgo avevo notevole dolore,questi mi ha inciso la tumefazione e schiacciato il pus, diagnos:microincisione e drenaggio di una goccia di pus, mi è stato chiesto di ripresentarmi per un controllo dopo una settimana. ora le domando una cosa, ho chiesto a tutti e 2 i chirurghi visti ad agosto se dovevo farmi visitare da un proctologo per capire se ho una fistola ma entrambe mi hanno detto che non serviva e che il mio problema si sarebbe risolto in poche settimane. ora sento e vedo che la zona si sta di nuovo gonfiando, sono piuttosto abbattuta e non so più se fidarmi dei chirurghi che mi hanno visitata, non so cosa fare, mi può consigliare?devo vedere un proctologo? un chirurgo? il mio medico?......la ringrazio moltissimo per l'attenzione, il suo consiglio mi solleverà molto il morale.

Caara Signora Stefania,

a quanto leggo esistono dubbi sulla presenza o meno di una fistola perianale che da luogo alla formazione di ascessi, anche se di pur minima entità. Riguardo lo specialista da consultare il chirurgo generale è in grado di fare una corretta diagnosi e di eseguire le opportune terapie ma il chirurgo colonproctologo ha certamente una impostazione diversa e probabilmente più aggiornata. Ad esempio, in caso di dubbi, come nel suo caso è utile eseguire una ecografia endoanale con sonda rotante che solo il chirurgo colonproctologo indica ed esegue. Questo esame, se ben eseguito, porta ad una diagnosi corretta e permette di stabilire un adeguato percorso di terapia.

Buongiorno Dottore, le scrivo approfittando della sua gentilezza per avere qualche informazione. Nelle prossime settimane sarò operato presso l'ospedale San Gerardo di Monza per una fistola, non sono state effettuate ecografie quando il chirurgo (al momento della visita cui mi ero sottoposto per il dolore insopportabile datomi dall'ascesso) mi ha visto, né sono state effettuate in seguito. Il medico che mi ha visitato durante il pre ricovero ha detto che, probabilmente, il chirurgo aveva già valutato la cosa (intersfinterica), e avrebbe deciso al momento dell'operazione quale strada seguire, ma che probabilmente avrebbe utilizzato il setone. Dopo la visita (in cui mi ha detto che era tutto a posto e che visivamente non c'erano problemi) mi ha anche cercato di tranquillizzare, dicendomi che l'intervento è una cosa semplicissima, e che volendo il giorno dopo l'intervento sarei anche potuto andare in palestra, che non avrò necessità di sospendere neppure l'attività fisica, e che anche il post operatorio (che non necessiterà di antibiotici) si risolverà alla peggio in un leggero dolore o fastidio. La cosa sul momento mi ha rassicurato, ma con l'avvicinarsi dell'intervento sono sempre più preoccupato, soprattutto per quel che si legge in rete: operazioni ripetute più volte senza successo, pazienti che ricorrono a farmaci pesantissimi (tipo la codeina) come unico modo per ridurre il dolore, sofferenze continue che non si attenuano neppure dopo mesi... ce n'è abbastanza da essere terrorizzati, soprattutto perché non ho trovato un singolo caso di qualcuno che scrive "è stata una cosa semplicissima" come mi ha detto il medico durante la visita. quello che vorrei capire è quanto i casi di cui sopra sono episodi, e secondo la sua esperienza qual è l'evolversi più probabile del post operatorio. altra cosa, so che è brutto commentare l'operato dei colleghi, ma ritiene che quanto mi è stato detto e diagnosticato sia verosimile, visti gli esami non fatti (ecografia o risonanza) e l'effettuazione di una sola visita di controllo, oltre a quella dell'incisione? la ringrazio anticipatamente per il tempo che vorrà dedicarmi, spero di leggere presto una sua risposta (possibilmente confortante).

Caro Signor Lando,

non è mia abitudine commentare l’operato di altri medici, come lei ben commenta. Posso dare solo un mio parere in base alla mia esperienza personale. L’intervento per fistola perianale, tranne nei casi di fistola sottomucosa o sottocutanea di piccole dimensioni, impegnano sia il chirurgo che il paziente. Una attenta valutazione pre-operatoria, mediante la specillazione, lo studio ecografico o anche con rmn, del tragitto fistoloso facilita la pianificazione dell’intervento chirurgico. Le tecniche che possono essere utilizzate sono diverse e trovano indicazione a seconda dell’estensione, della gravità e della posizione della fistola rispetto agli sfinteri anali. Anche se è possibile utilizzare una tecnica mininvasiva è sempre utile consigliare alla persona operata un adeguato periodo di riposo, fino alla completa guarigione chirurgica.

 

Egregio dottore,ho fatto circa 2 mesi fa'un operazione a un ascesso perianale con anestesia locale. Dopo operazione mi era stato detto di curare la ferita con acqua e sapone e basta,ma dopo 3 settimane ancora non era guarita,cioe' mi si gonfiava e sgonfiava a giorni alterni senza dolore e uscita di pus o sangue ma molto poco. Aggiungo che nessuno mi aveva detto di usare la ciambella per sedermi. Dopo un mese e mezzo stanco di questa situazione vado dal medico curante e mi prescrive una cura a base di antibiotici,acqua ossigenata e pomata antibatterica ma niente a parte un iniziale senzazione di guarigione. Ora da 2 giorni ho deciso di fare solo impacchi di acqua ossigenata e si e' tutto sgonfiato e sembra che stia guarendo almeno questa e' la senzazione. Le chiedo se sono sulla strada giusta oppure se qualcuno si e' dimenticato di darmi maggiori istruzioni. Grazie e buona giornata.

Caro Signor Antonio,

molto spesso l’ascesso perianale può dare come esito la formazione di una fistola perianale. Per prevenire la formazione della fistola è necessario eseguire accurate medicazioni dopo il drenaggio dell’ascesso. Le medicazioni hanno lo scopo di  mantenere pulita la ferita evitando, quanto più possibile, la formazione di pus mediante lavaggi con soluzioni antibiotiche o disinfettanti. Nonostante tutte le accortezze purtroppo si può avere la formazione della fistola, che rappresenta una infezione cronica che mette in comunicazione il canale anale con la cute esterna. Durante la cura e passata la fase acuta, è opportuno eseguire dei controlli clinici compresa una ecografia endoanale con sonda rotante al fine di stabilire l’evoluzione della patologia e valutare un adeguato percorso di terapia.

gent.mo dott. Nicastro, circa due anni fa mi è stata diagonosticata una fistola perianale bassa, derivata da un ascesso. dopo una prima terapia antibiotica, non ho effettuato altri controlli, anche se la fistola è sempre presente, non è dolorosa, ma è come se avessi sempre la zona perianale molto calda. può essere dovuto ad infenzione? mi è stato detto che posso risolvere la cosa solo con intervento. ma se lasciassi le cose così, a cosa andrei incontro? il calore e l'eventuale infezione cosa comporterebbero a lungo andare?

Caro Signor Francesco,

la fistola perianale è per definizione una infezione cronica la cui risoluzione è solo chirurgica, con l’asportazione della fistola e quindi dell’infezione. La persistenza di una infezione cronica non è mai una condizione da trascurare e il persistere della patologia può esporre la persona a rischi reali sia in termini della qualità che della quantità di vita.

Egregio Dottore Con la presente per chiedere un suo parere circa l’evoluzione di una mia fistola anale complessa con il seguente decorso operatorio: GIUGNO 20012 incisione di ascesso perianale a ferro di cavallo in assenza di orifizio principale NOVEMBRE 2012 intervento di drenaggio del residuo con tentativo di guargione con zaffi. DICEMBRE 2013 posizionamento di setone nel decorso con evidenza di orifizio principale ad ore 6 a livello del terzo superiore del canale anale sulla fionda pubo-rettale. Biopsie negative MAGGIO 2014 intervento di fistulectomia di fistola transfinterica postero sinistra.Curettage di recesso flogistico sopraelevatore posteriore e di tramite secondario con estensione a ferro di cavallo nel quadrante laterale sinistro.Sostituzione elastico con setone. OTTOBRE 2014 intervento per voluminoso ascesso recidivo della fossa ischio rettale sx e denaggio. GENNAIO 2015 risonanza con seguente esito , a livello della fossa ischio rettale posteriormente al terzo medio superiore del canale anale , grossolana raccolta ascessuale a ferro di cavallo dello spessore max di 12.5 mm.Si estende posteriormente in parte nel contesto dei fasci muscolari del gluteo di sinistra che appare ispessito ed ematoso ed in parte nella piega gluteo omolaterale. Alterazione di segnale postero-medialmete al terzo medio del canale anle del muscolo sfintere interno ove lambisce il setone. A seguito di ciò mi è stata proposta la stomia temporanea , in modo da lasciare la zona infetta libera dal passaggio feci e tentativo di guarigione definitiva. Al riguardo le chiedo, se la stomia è davvero necessaria e definitiva per la guarigione o magari si possono seguire altre strade ugualmente efficaci? Eventuale stomia e ricanalizzazione può portare a problemi della muscolatura anale e sfinterica (incontinenza fecale per intenderci)? La ringrazio della sua disponibilità , le porgo cordiali saluti

Caro Signor Roberto,

è difficile dare una risposta o un parere sereno. La stomia, con una contemporanea bonifica e drenaggio dell’ascesso e della fistola mai guarita, potrebbe essere una soluzione. Per poter valutare una diversa soluzione terapeutica sarebbe necessario valutare lo stato clinico attuale e gli accertamenti eseguiti. La stomia non altera gli sfinteri, ma sarebbe necessario stabilire se questi siano già stati interessati dagli interventi subiti fino ad ora. La stomia potrebbe solo provocare un indebolimento della forza degli sfinteri a seguito di un prolungato “non uso” di questi muscoli, con successiva incontinenza transitoria alla ricanalizzazione.

FISTOLA PERIANALE : Buonasera , ho 41 anni . Un anno fa a seguito di un ascesso e successiva risonanza magnetica mi viene diagnosticata una fistola perinale transferica .A settembre 2014 vengo operata e applicato un setone . Finchè il setone non è stato messo in trazione i dolori erano sopportabili e la ferita cicatrizzava , con la messa in trazione neanche con il toradol riuscivo a sopportare il dolore! Pertanto dopo due giorni il setone veniva "allentato" . Subisco a gennaio 2015 un nuovo intervento con riposizionamento del setone .Il Medico mi paventa nuovamente la messa in trazione ma temo nuovamente di subire quel dolore lancinante. La mia domanda è senza la trazione , il setone anche se lentamente potrebbe riuscire a tagliare la fistola? grazie mille ..è un incubo!

Cara Signora,

la tecica del setone prevede la sua messa in trazione per avere un effetto terapeutico e cioè la fistulotomia graduale. Questo dovrebbe permettere la conservazione degli sfinteri attraversati dalla fistola e la sezione della fistola. E’ sicuramente una tecnica molto dolorosa. A mio parere possono essere attuate altre terapie che hanno lo stesso pricipio terapeutico e meno invasive, ma la loro attuazione prevede un corretto inquadramento diagnostico anche con l’ecografia endoanale con sonda rotante a 360°.

salve dottore,sono una donna di 49 anni,ad aprile 2014 ho subito un intervento di emorroidectomia,pessi e asportazione di polipo anale...ildecorso post operatorio è stato alquanto doloroso x diversi mesi. ai controlli il chirurgo pero sosteneva che andasse tt bene. a settembre ho notato una tumefazione papabile anche esternamente alle ore 2 in pos ginecologica, grande circa 4 cm dolente. mi sono rivolta al chirurgo che sospettando un ascesso mi ha prescritto un antibiotico.dopo terapia durata circa un mese mi consiglia prima tac e poi rmn, da questultima si è evidenziata la presenza di neoformazionedisomogenea x la presenzadi componente centrale iperintensa come x materiale ad elevato contenuto proteico e che appare inconnessionecon sottile stria lineare che decorrenel contesto della fossa ischio anale omolaterale ed appare a fondo cieco. ritorno dal chirurgo che mi opera in urgenza a gennaio .risposta dellesame istologico...fibroadiposo con spiccata flogosi ascessualizzata e aree di steatonecrosi(mi piacerebbe che lei mi spiegasse) con lintervento mi posizionano 2 fili elastici x drenaggio, i 4 estremi legati e lasciati liberi.ritorno x il controllo e mi prospettano a distanza di tempo nn precisato, un ulteriore intervento da definire nel corso della prox visita. medicazione, ma nessun tipo di trazione sui fili che nel frattempo sono scesi ma sono penzoloni....continuo a fare semicupi con sale e uso quei terribili dilatatori. che ne pensa? dovrei fare qualcsa io?la ringrazio in anticipo x lattenzione

Cara Signora,

mi pare di comprendere che l’ascesso è la fistola siano una complicanza dell’intervento di emorroidectomia pessia ecc. che ha subito e lei non deve assolutamente  far niente se non affidarsi e confidare nelle cure dei chirurghi che la stanno seguendo. La steatonecrosi non è altro che la necrosi delle cellule adipose (di grasso) contenute nell’ascesso.

Gent.mo dottore il 04 febbraio sono stato operato per un ascesso perianale e ragade fistolizzata. L`intervento e` consistito in sfinterotomia anale posteriore più fistulotomia cioè messa a piatto del tragitto fistoloso in quanto per fortuna si trattava di una cosa superficiale quindi non e` stato necessario posizionare il setone. La prima settimana a parte i dolori e il sangue durante la defecazione non e` stato insopportabile, ma adesso a distanza di un mese dalla cicatrice esterna, dove era presente l`ascesso, appena quest`ultima tende a chiudersi, subito inizia a gonfiarsi per poi scoppiare e fare uscire del liquido molto simile a quello che usciva prima dell`intervento. Sono un po preoccupato perche temo che ci sia infezione. Forse sono esagerato ma vorrei capire: e` normale che dall`orifizio esterno continui a formarsi l`ascesso e dreni spontaneamente con fuoriuscita di forse pus? Se si ,fino a quando uscirà questa secrezione? Preciso che non ho febbre ne` l`avevo prima dell`intervento, però continuo a stare male e soprattutto sono preoccupato per questo decorso post operatori perché, forse mi sbaglio, secondo me dopo circa 40 giorni, essendo una fistola superficiale non dico che dovrei essere guarito ma almeno non dovrei avere più questa secrezione. Ringrazio anticipatamente per la sua disponibilità.Cordiali saluti

Caro Signor Francesco,

effettivamente se la cicatrizzazione fosse avvenuta in modo regolare non dovrebbe avere questi sintomi. Può darsi che si sia formata una piccola “sacca” a livello della ferita che formi un piccolo ascesso superficiale. Consulti il chirurgo che ha eseguito l’intervento che visitandola potrà constatare lo stato della ferita e prendere adeguati provvedimenti terapeutici.

Gentile Dottor Nicastro, Sono una donna di 40 anni ormai demoralizzata e stremata da una fistola perianale. Le racconto brevemente l accaduto. A maggio del 2014 mi è stato drenato chirurgicamente un ascesso perianale. Dall ascesso si è formata una fistola transfinterica alta ..il 29 luglio mi hanno messo in sala operatoria con anestesia locale un setone che aveva la funzoone solo di drennaggio senza essere messo in tensione periodicamente. Il chirurgo decide di lasciarmelo sino al 22 gennaio 2015 quando sempre in sala operatoria con anestesia locale mi opera con l intento di togliere il setone e anche la fistola. Invece mi viene fatta una fistulectomia parziale e mi viene rimesso il setone molto piu grosso che verra messo in tensione ogni 10/15 giorni....fino ad arrivare all ultimo intervento fatto il 30 aprile 2015. Questo ultimo intervento il chirurgo mi ha detto che è andato bene tolto il setone e la fistola. la mia domanda è questa dottore ..ma è normale che dal buchetto che mi ha fatto il chirurgo per togliere la fistola mi esca ancora del pus proprio come prima? Il chirurgo mi ha detto che è abbastanza normale che devo stare serena...ma io non sono convinta, lei cosa pensa? Grazie dottore Distinti saluti

Cara Signora,

la presenza di pus indica la persistenza dell’infezione e a mio parere sarebbero necessarie medicazioni locali affinché questo processo possa terminare. Nel sospetta della persistenza della fistola  sarebbe indicata l’esecuzione dell’ecografia endoanale o, in caso di dubbi, di una RMN perineale. Sono sicuro che questi esami sono già stati consigliati ed eseguiti prima degli interventi eseguiti dal chirurgo che la sta curando, quindi la loro ripetizione potrà rilevare un quadro più reale della situazione attuale.

Egregio Dottore, a mio figlio è stata diagnosticata una fistole anale solo a seguito di visita specialistica, senza alcun esame diagnostico ed è stato consigliato l'intervento chirurgico. Desidero sapere se è sempre necessario, se esistono esami diagnostici che possono chiarire la situazione e se la tecnica laser può essere valida. Grazie

Cara Signora Anna,

per una corretta  terapia chirurgica della fistola perianale, a mio parere, è necessario un esame preliminare che è l’ecografia endoanale con sonda a 360°, che permette di valutare l’estensione e le eventuali diramazioni o ascessi. In base ai risultati dell’esame il chirurgo potrà programmare un adeguato intervento. Il mio parere sull’utilizzo del laser,ovvero la VAFT, è essenzialmente quello che ho su altre tecniche; possono essere attuate solo dopo una attenta selezione del paziente da curare e devono avere una precisa indicazione e non sono efficaci in tutti i casi.

Buongiorno dottore. Il 6 novembre ho subito un intervento per fistola anale alta dopo l'incisione di un ascesso perianale. Ora ho un setone ,per la precisione un cordino di caucciù. Il primo controllo è avvenuto il 4 dicembre e mi è stato detto che tutto procedeva bene. Premetto che le prime due settimane dopo l'intervento i dolori sono stati infernali mentre nella terza e quarta settimana, almeno nella seconda parte della giornata trovavo un po 'di pace. Nelle due settimane successive di nuovo l'inferno. Sono andata a controllo il 17 dicembre per vedere se il setone era troppo stretto ma il chirurgo ha invece, tolto un gancetto ed una specie di graffetta metallica che aveva la punta infilata nella carne. Ha detto che sarei stata meglio e che il setone stava svolgendo bene il suo lavoro avendo più sacche di pus nella fistola. Infatti continua a secernere pus. Voglio anche attendere fiduciosa che tutto si risolva ma mi avviliscono questi dolori lancinanti che non dovrei avere perché tutti mi parlano solo di fastidi. Ormai vado avanti a fiale di toradol pur di lavorare pur se in maniera pessima e discontinua. Non so più che cosa pensare anche perché sono sottoposta a visite e controlli. Guarirò? Anche se ci vogliono mesi? Per altri le cose sono state più semplici. La ringrazio dottore e mi scusi ma ho bisogno di capire per poter accettare questo calvario. Le auguro buona giornata.

Cara Signora,

rispondere alle sue domande è difficile in quanto non conosco la sua situazione clinica. La tecnica del setone è da molti utilizzata per la cura della fistola perianale e la sua attuazione dipende dal tipo di fistola e dalla presenza di ascessi. La tecnica è dolorosa per definizione, qualora il setone è messo in tiro, per sezionare gradualmente gli sfinteri anali. Altre volte il setone è posizionato solo a scopo di drenaggio, per favorire la fuoriuscita del pus dalle eventuali cavità ascessuali; in questo caso si hanno solo fastidi e non dolore. Credo nel suo caso che la tecnica sia stata utilizzata sia per il drenaggio che per la sezione degli sfinteri e questo spiega la sua sofferenza. Non mi permetto di criticare la scelta tecnica da parte del chirurgo che ha effettuato l’intervento, che sicuramente è stata dettata dagli esisti delle indagini effettuate prima dell’intervento (ecografia endoanale e/o RMN) e, sinceramente non posso prevedere se giungerà alla definitiva guarigione, anche perché tutte le tecniche chirurgiche per la cura delle fistole perianali sono gravate da una percentuale di casi di non guarigione o di recidiva. Continui le cure prescritte, le eventuali medicazioni e i dovuti controlli necessari per seguire correttamente il processo di guarigione.

 

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